| aria delle notti senza vento | ||||
about un dolce, lievissimo pugno nello stomaco prima di chiudere gli occhi e cadere. altri link banana co. farraginoso board mello_yello sam-dividing days ep true luv board blog archivio luglio 2006 giugno 2006 maggio 2006 aprile 2006 marzo 2006 ottobre 2004 settembre 2004 agosto 2004 luglio 2004 giugno 2004 maggio 2004 aprile 2004 marzo 2004 febbraio 2004 gennaio 2004 counter visitato *loading* volte |
mercoledì, marzo 31, 2004 quando ti manca ciò che desideri niente ha senso. a me, poi, viene uno strano dolore al ventre. le cose prendono una fretta spuria; io mi sento sbilenco e arranco dappertutto; vedo l'odio dentro alle persone. non so come potrei mai fare senza lei. lei è l'equilibrio e la gioia, la calma e la follia, l'orrido e il santo, lo spazio e la terra.
ora lei manca perchè è lontana e da un po' non ne ho notizie. immagino cose e persone e ciò che le accade e niente del mio presente reale vale quanto una immagine supposta della sua vita fittizia. arranco e tocco il cuore con le mani sporche di sangue; devìo il corso dei miei pensieri ma poi essi tornano da lei, come api all'alveare, come la morte sugli occhi di noi. poi torna la gioia, l'assenso: lo spavento è lontano, lo spavento è vicino. anche tremare è parte del senso. anche impazzire per il silenzio che fanno le cose. anche perdercisi dentro. anche soffocare è amarti con tutto me stesso. vorrei adagiarmi con te in un luogo che ha visto milioni di notti. saremmo imperituri e selvaggi come una lingua di fuoco.
martedì, marzo 30, 2004 odio cordiale è un concetto che non mi va a genio. le seguenti persone sono teste di cazzo:
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21:28 | commenti (1)
chiara in grecia. io al sole, circondato di versi. siamo pieni di una distanza soffice, inconclusa. una distanza piena di spostamenti. e saltano tutti gli appuntamenti, tutti gli orari, tutte le consuetudini di cui eravamo capaci. cui eravamo forse affezionati. ascolto moltissimo la ragione. rifletto. se c'è una cosa che mi hanno insegnato gli anni è proprio tendere le orecchie, stare sull'attenti.
ho una vita frettolosa, libera, bella nel sole e nella notte. sorrido spesso, mi lascio andare al piacere delle cose buone, cercando di dimenticare quelle cattive. è vero, ci sono momenti in cui torna a mordere il collo l'ansia di tutto. ma sono più brevi, più lievi: e quando vengono li copro di parole, ci scavo attorno un vuoto incolmabile. a volte incontrarti è come essere nato di nuovo. domenica, marzo 28, 2004
Una mail E' così che combatto le mie battaglie. la sezione di ringraziamenti di "L'opera struggente di un formidabile genio", di Dave Eggers, Mondadori, ha tornato a farmi sorridere come non succedeva da tempo. evviva l'arguzia, le distanza, il sole a picco su tutto quanto ed evviva le parole che hanno dentro tutte le emozioni del mondo.
postato da fabiochiusi |
14:01 | commenti (1)
venerdì, marzo 26, 2004 I viaggiatori, II Ci siamo trovati che era mattino e non sapevamo come. Dovevamo forse avere dormito qualche ora all'aperto. Ma lui era ubriaco di stelle e di vento notturno: io da un paio di giorni non lo sapevo più, che ora era. postato da fabiochiusi |
12:46 | commenti (2)
mercoledì, marzo 24, 2004 I viaggiatori
L'ho visto uscire di casa e farsi un'opinione di tutto. Era notte e girava sui mostri delle rotaie. Al binario due partiva il suo treno, il treno che l'avrebbe riportato a casa. Era tuttavia ignaro delle cose, lo zaino in spalla, i brani di lei a spargere cenere sul pomeriggio. postato da fabiochiusi |
20:08 | commenti (2)
martedì, marzo 23, 2004 niente movimento e niente aria. ho tenuto fra le mani una idea magnifica sul senso del tutto, ma è sfuggita con l'alba.
lunedì, marzo 22, 2004 circondato da un'aria di presagi, non mi curo di niente che non mi appartenga.
postato da fabiochiusi |
14:07 | commenti (5)
domenica, marzo 21, 2004 a spasso per il paese delle nebbie. gli occhi sulle pagine che volano, decenni ed anzi secoli che sudano sopra il mio corpo. imprecisato un bisogno di svenarmi, andare piano alla corrente. notte di depressione sulle carezze che muiono. mattina di passi inconsolati sul grigio del cielo. marciato al ritmo delle parole. sono stato aria per le tue notti senza vento.
venerdì, marzo 19, 2004 ascoltato i rechenzentrum e i clouddead sotto al sole tepido. rivisto le mie poesie, corrette e migliorate alcune, scartato altre, scritto una nuova che sa tanto di contenuto più che di forma. un grazie ad alberto che ieri notte mi ha fatto tornare al mondo meraviglioso delle correzioni. capito che il mio gruppo se ne va a remengo ogni giorno di più. capito che le chitarre non servono per migliorare le chitarre. capito che ci sono mattine di sole che valgono quanto una vacanza. curato il mio gatto morso e stramorso. amato chiara. rotto il filo che mi lega all'impossibilità di tutto. tirato i denti sul selciato. lasciato un morso dappertutto.
postato da fabiochiusi |
13:25 | commenti (1)
giovedì, marzo 18, 2004 sul corpo passano le anime che ti hanno cercato. la mia pelle è una città in fiamme. ti ho cercata dovunque.
sopra le notti che saranno io disteso a piombo. sopra le cose che sono ancora io disteso a carezzarle. per una notte al capezzale di trieste dove le anime sono andate come pensatori al patibolo. notte, zolfo, penombre, corpi mossi dal vento e dagli spazi. ho teso un dito sul futuro e ciò che ho visto assomiglia a una diaspora. una dispersione, una divagazione su noi. ombre o lucenze, ciò che importa è che non ti ho dimenticato un attimo. i passi che ho fatto non li farò più, quelli che faremo saranno cammini d'ora in ora più neri. ho visto le stelle e la folgore aprire i cieli, danzato su occhi di sconosciuti. da dove arrivo io, le strade sembrano vecchie e ci sono solo occhi che vedono venerdì, altrove, dipendenza. non puoi arrenderti se non ti sei battuto. e poi via, sfreccianti come luce nella scuola del vento. io, te e niente altro. siamo mare senza rotte: passiamo la notte a cercarci.
mercoledì, marzo 17, 2004 il sole è un demone primitivo che s'impadronisce del corpo. tu sei una piuma imperfetta che arrossa il cuore. questi giorni hanno fretta di restare.
postato da fabiochiusi |
13:09 | commenti (1)
lunedì, marzo 15, 2004 sei in piazza a camminare senza meta e capisci di essere felice. guardi il castello ammantato della sera e quel poco di nebbia che lo distanzia dagli occhi. è tutto avvolto di lilla e primavera. le persone si muovono piano, senza cercare nulla. il buio sembra non arrivare più. per le strade si diffonde un odore primitivo, della tua infanzia. sei lì, immerso nei pensieri leggeri di metà marzo, e capisci di non chiedere più nulla. e dimentichi i desideri stupidi di grandezza, le manie, le paure, tutte quelle cause strane che ti fanno morire d'angoscia. senti la quiete nella voce delle persone. chiara è più affettuosa, più bambina, più vera e bella di un giorno di sole infinito. il paesaggio è dovunque: non negli occhi, non tra le persone, non negli spazi aperti. il paesaggio, la bellezza, la calma sono di noi tutti, dappertutto, come un piccolo semidio disperso dentro al tuo petto, come una grazia ancestrale che si ripeta senza sosta e senza noia.
il miracolo dell'esistenza è la bellezza, il fatto che sia sempre nuova. ed è così che nasci ogni volta che hai la fortuna di accorgertene. domenica, marzo 14, 2004 tutte le mie passioni in lotta. ma quando hanno ucciso giulio cesare io ho sentito le ragioni di bruto e ho avuto schifo. io sto con antonio. big fish, tim burton: il piacere di narrare puro, figlio de le mille e una notte. le storie, magnifiche, per riempire le nostre vite che si assomigliano. la dolcezza, la delicatezza di una mano piena di colore e sentimento e poesia, come affresco di luce e vita sopra il tenore stanco delle cose. e una tesi portante fatta di amore che pervade l'intero film. una iniezione di positività, feroce, forte come un nietzsche al contrario. un assolo tenue di abbracci e carità che tanto ricorda gli occhi di una persona che ami.
per una notte, questa è la pace. venerdì, marzo 12, 2004 non mi piace il popolo dei blogger. non mi piace la gente che passa il tempo a leccarsi il culo. mi piace la gente che ha il coraggio di dire quello che pensa, quando e se pensa. è così bello sentirsi scomodi, a volte, che potresti incominciare a dare contro alla gente anche soltanto per vedere la maniera idiota che ha di reagire.
no, niente giornata della carezza. niente barboni che muiono di fame e connessi istinti di misericordia. oggi c'è il sole ma è una giornata tristissima per quello che è successo a madrid. niente moralismi: è semplicemente una cosa orribile. non è un giudizio di valore: è un fatto di cronaca. avrei potuto esserci io, o chiunque di voi (se mai ci fosse qualche lettore). cazzo, e la gente passa il tempo in rete a discutere di stronzate. ma per piacere. postato da fabiochiusi |
15:37 | commenti (2)
giovedì, marzo 11, 2004 giornate d'azzurrità e scontro. ho letto cecità e visto lo spettacolo. belli i colori, bella l'emozione e l'angoscia di tutto quanto. belle le immagini dei santi con gli occhi coperti. belle le frasi che scorrevano in video. bello il piovere amazzonico e lo scrosciare delle sere mutilate///simulate. bella la stanza del medico, la luce morta che pioveva sul letto. belli i capelli e gli occhi e la nevrosi della protagonista.
giorni d'azzurrità e previsione. fare niente e contare il tempo che manca a tornare a fare niente. scrivere di sè senza fregarsene degli arroganti che vengono, giudicano, credono di essere il Verbo. essere fuori di sè, dentro sè, liberi come cazzo ti pare, pieni delle parole che ti vanno quando ti vanno. sentire i momenti morirti sulla pelle, il tempo farsi carne morta, passata, acqua disciolta sulle tue labbra. ho scoperto di non avere ironia nello scrivere. tanto meglio: c'è poco di ironico da dire. giorni d'azzurrità e progetti. voglia di scrivere un romanzo, ricerca di idee per la tesi, poesie abbozzate nelle notti lente, canzoni orrende che continuamente scrivo e continuamente scarto. e una passione vera, forte. non una provocazione. non l'arroganza. giorni di libertà. fanculo dal profondo del cuore alle costrizioni. libero e triste e pieno della mia sbilenca serenità vado a inabissarmi negli occhi di chiara. mercoledì, marzo 10, 2004 è stata una giornata lunga, estenuante, bellissima. io e chiara ci siamo baciati tra le luci della notte a venezia. abbiamo camminato e riso mano nella mano. non c'è stato che un evviva di sole e pensieri. ho pensato che il sangue scorre nelle cose. che la luce ha un anno. che ci sono forse risposte per le nostre domande. tutto ha senso, se davvero sei libero di essere te stesso.
domenica, marzo 07, 2004 invece poi è stata una serata magnifica. io e chiara sdraiati nel nostro letto di tepore, le luci soffuse, le parole sussurrate, december dei circlesouth a carezzarci i visi arrossati. lei ha quasi disertato una cena ufficiale per corrermi incontro. ha corso per me. il gatto ha smesso di delirare. in compenso è andato in calore, e miagola come un ossesso. gli altri si sono fatti vivi e tutti assieme abbiamo visto masini trionfare a sanremo, tra le risate generali, la gente che si toccava le palle, le battute cattive sulla jella dappertutto a farci belli. c'era un bel clima, incantato, lieve. sono quasi le due del mattino e non ho niente da fare nella prossima settimana, fuorchè leggere ed interessarmi a ciò che mi piace. questo assomiglia davvero tanto alla felicità.
postato da fabiochiusi |
01:59 | commenti (1)
sabato, marzo 06, 2004 un sabato pomeriggio col mio gatto ferito quando ti ritagli un pomeriggio per stare in santa pace con la tua ragazza scorpi che il gatto ha un buco sopra l'orecchio sinistro. no, non è un piercing. è un mozzico. un mozzico fetente che ha fatto infezione e butta pus per tutta la casa. di chi è colpa? di quel grassone del gatto dei vicini. stronzo, grasso, brutto. va a rompere il cazzo alla mia jukka perchè non ha di meglio da fare. io in compenso ho preparato una riga di sassi da tirargli la prossima volta che lo vedo. e per questo la smetti di chiederti perchè odi il sabato sera. venerdì, marzo 05, 2004 è stata una notte terribile. indifferenza, aria, colpevolezza, complicità negate. poi è stata una mattina nervosa, il cielo pieno di fuliggine e intenzioni andate bruciate. non ho avuto che i rumori nella mia testa, senza dolcezza, pieni di odio e nevrosi. processi bloccati, reverberi incastrati nella testa. ossessioni incivili, nemiche. il mio gatto che non mi fa le fusa, gli orari strani di questa vita sconclusionata. il non sentirsi dentro a una direzione. i circoli che si ripetono, la noiosa sensazione di trovarsi al punto di partenza, sempre, per ogni cosa si faccia, senza progressione. le precarietà, ancora, fortissime. le nausee. lo schifo. la rabbia. niente di docile. è stata una mattina dove avrei voluto fare a pugni con una immagine allo specchio, riempire le cose di terrore, proprio della paura che esse infondono a me. è stata una penombra quieta, invece, di quelle che ti fanno sentire arreso, sciocco, idiota. quando non sei padrone di una situazione vederla sfuggire da sotto il grugno è come ricevere una mazzata nello stomaco. e quando poi cerchi di riportarla a te, senza riuscirci: allora senti anche il dolore. per andarci d'accordo, oggi il mondo dovrebbe avere un sacco di velocità, cinismo e violenza. invece è tutto fermo e pieno di nebbia.
martedì, marzo 02, 2004 vedo chiara che si addormenta davanti a bianco rosso e verdone. vedo gli ultimi sprazzi di un tedioso festival di sanremo. sento il gelo nelle mani e sono felice perchè sto studiando qualcosa che migliorerà la mia vita. oggi cerco una fattucchiera e le chiedo di lasciare tutto come sta adesso, coi miei ventiquattro anni, il mio amore fortissimo, la mia musica impossibile e le poesie che non riesco a scrivere. l'altro lato della precarietà è il brivido che corre la schiena e ti lascia la speranza del miracolo. l'imprevisto montaliano è il vero motivo per cui alzarsi alla mattina.
pensierino della notte: se ognuno facesse ciò che piace il mondo non conoscerebbe l'odio. ma se l'avessi pensato domani mattina sarebbe stato tutto pieno di fuoco.
postato da fabiochiusi |
01:14 | commenti (5)
lunedì, marzo 01, 2004 torno a casa all'ora di cena e i rumori mi mettono il fastidio. c'era tutta la poesia della sera, tutta la voce dei death cab for cutie nella sera: tutta la maledizione dei nervi andati a male per causa di chi mi gira per casa.
è stata una giornata magnifica: il sole, i baci, la semplicità. le ore passate sopra le riflessioni di simon sul comportamento umano. io e chiara stesi sul divano a farci il solletico e ridere come pazzi. lei e la sua pronuncia inglese mezza masticata. io con le mie impennate di gelosia. è stata una giornata come tante, tantissime altre: la gola riarsa dai fiumi di lei, le ore danzanti tra la noia e la compassione, le asperità di una mente che non trova pace. e ora il sol scordato del pianoforte di casa, il tocco arrogante di mia sorella sulle cose, i rumori della cucina. nessuna intimità, tutto privato di colore e odore e sostanza. tutto rovente e bruciato nelle mie ossa. tra due ore me ne esco. penso di avere trovato un titolo per le poesie nuove. dieci si salvano. le prossime dovranno tutte parlare di ciò che viene negato. di cose belle che vengono negate. devono essere piene di rancore e sbilenche. devono essere la storia di chi ha a che fare con la precarietà. tutta questa lotta è contro la precarietà. oggi l'ho ricevuto forte e chiaro dagli sguardi di laura. qualcosa deve restare.
postato da fabiochiusi |
00:51 | commenti (3)
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