about un dolce, lievissimo pugno nello stomaco prima di chiudere gli occhi e cadere.
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domenica, luglio 18, 2004
ombra e meridiana. angolo e grandangolo. sono diventato dottore e mi trovo sommerso di tecnologia. aiuti che ti rendono la vita un po' più creativa e colorata. piccole persone di circuiti che alitano al tuo fianco, si ammalano, guariscono, lavorano incessantemente per prendere le tue ombre e gettarle in un sole esploso. adesso potrei ascoltare cinquanta e più ore di musica da uno strano e bellissimo amorino bianco che emana luci azzurre e rossastre. adesso potrei fotografare ciò che mi circonda, il mio amore, i miei occhi, la tua sete, i tremori, la stanchezza, la cinetica e il dramma delle cose, lo sconvolgersi dei momenti ed il continuo turbinare delle passioni nel mare della calma. tutto questo. ombra, luce. ho passato questi ultimi giorni a morire di tensione per la presentazione della mia tesi e, quando il momento è arrivato, tutto è corso come su una corsia preferenziale, in grande fretta, veloce, superando tutti gli altri eventi, che continuavano ad andare a rilento sulle altre corsie, accodate per il mare, accodate per le vacanze. ho sostenuto argomenti impossibili ("le formalizzazioni matematiche non riescono a predire l'andamento dell'economia", "ogni decisione è in ultima analisi individuale", "bisogna rifondare la formazione degli agenti economici"), andando testardamente contro a tutto e tutti (l'assistente del prof. di microeconomia mi fa: "il fatto che l'uomo abbia razionalità limitata non gli vieta di tenere un comportamento OTTIMO dati i suoi limiti" ed io "SODDISFACENTE" e lei "OTTIMO" e io "beh, è un bisticcio linguistico, lo chiami come vuole" (lei diventa livida in volto) "oltretutto io sono convinto che anche ammesso che un uomo possa avere informazione completa riguardo ad un problema, anche ammesso questo, sono convinto che riuscirebbe a prendere una decisione sbagliata" e qui lei non ci ha visto più, ha sbuffato ed è dovuto intervenire il presidente di commissione). oggi mi sveglio colmo dei miei pensieri, delle mie proiezioni e dei miei sensazionalismi. chiara sta per andarsene dieci giorni in grecia con una sua bellissima amica e posso solo immaginare come reagiranno i maschioni imbestialiti che frequentano quei luoghi di fronte a due splendide ragazze che se ne vanno in giro da sole, di cui una (spero) desiderosa di compagnia. sono stato anche io una bestia, e so quanto quella coppia di ragazze sia come un piccolo sogno che si avvera, in quelle circostanze. questo mi sta facendo morire di gelosia e, fanculo, io non voglio morire di gelosia. mi danno fastidio le situazioni (tipica: l'amica combina e lei rimane per tipo quattro giorni sola con un coglione che le sbava dietro; tipica2: la sua amica non combina e allora le coppie di bavosi si moltiplicano a tipo 5 per sera, etc etc...). e così passo le notti a fare gli incubi, e così passo le serate a guardare gli incubi nei suoi occhi aperti. mi sembra di tornare a disperare come un tempo: è in queste situazioni che scopri gli angoli, gli spigoli di tutte le cose. fanculo. è bianco e amaro e profuma di niente. è assoluto e stanco e indigente: è ciò che fa male quando gli occhi sono feritoie che guardano su di un paesaggio sconosciuto. suoneremo alla morte, dieci giorni che mettono il vomito e l'empatia, dieci giorni che dovranno bruciare di tutto il combustibile versato in una vita. saremo soli e conclusi dentro ad una stanza piena di rumore. lupi affamati sulle tastiere notturne; branchi di bestie affamate per scalciare lontano le stupide, orrende possibilità. e gioire, e stare assieme, e incredibilmente dare.
domenica, luglio 11, 2004
I fotolog: killer insane
Anche dalla mia esperienza personale, deduco che i fotolog stanno occupando sempre maggior tempo nelle frequentazioni informatiche. Il che non è necessariamente un male: si vedono belle fotografie, si ride per le foto idiota degli amici, si vedono belle ragazze, etc... Tra i miei preferiti Tokyo today, che ogni santo giorno inserisce due o tre foto della mia amata cittadina del futuro (un giorno ti avrò, luna!). E poi c'è questa invasione di tipe brasiliane che ti fanno le pose, circondandosi di inetti e imberbi che le corteggiano con orribili commenti leccaculi e patetici tentativi di portoghese. Ce ne sono a bizzeffe! Tipe che ti guardano ammiccando semidesiderose; tipe che si immascalzoniscono mostrandoti strani trequarti di chiappa o di schiena; tipe che abbracciano tipe in serate decisamente alcoliche e via dicendo. Vorrei tanto poter sapere gli accessi complessivi ottenuti dai blog in era PRE-fotolog e in era POST-fotolog, per capire quanta della gente che abitualmente girava per siti di scrittura ora gira per siti di immagini. Sarebbe sociologicamente interessante. Ci farebbe capire se è vero che l'occhio vuole la sua parte, e che parte vuole. Io, dal canto mio, non disprezzo i fotolog. Sono come uno sguardo attraverso una serratura, ma autorizzato. Bisogna essere un po' feticisti di sè, per riempire un sito di proprie immagini, o forse avere solamente voglia di mostrarsi, farsi vedere e interpretare. Non lo so. Io lo aprirei un fotolog (seguo le mode esattamente come si succedono le stagioni: in maniera naturale e graduale), anche se non so cosa ci metterei dentro. Di fare le foto non sono capace, e poi non è che abbia tutta questa fantasia. E' come quando c'erano solo i libri ed è arrivata la televisione. Prima le immagini erano dentro la tua testa. Dopo erano nella testa di tutti. Chissà.
(un post tutto tra parentesi, perchè è una dimenticanza: riguardo al tizio dei fumetti, si ancora lui, ho dimenticato di raccontare il suo atteggiamento verso il resto monetario. si tratta di una mancanza grave, poichè è uno dei comportamenti più caratteristici. lo riassumo in poche righe. situazione tipo: comperi due fumetti. facciamo un esempio: un numero di berserk: prezzo 4 euro, e chennesò il primo di sanpei nuova serie, prezzo 3,10 euro. tu arrivi in cassa, tutto titubante, e gli mostri i fumetti. lui ti ignora di proposito per due o tre minuti circa, in cui cerca cose sotto al bancone, naviga su internet, finge di avere impegni di cui ricordarsi su di una agenda etc... quando ti degna della sua attenzione, il che è raro: il più delle volte preferisce attardarsi in discorsi dementi e del tutto guidati da lui con altri avventori, perlopiù schiavi, dicevo: quando ti degna della sua attenzione tu gli porgi il denaro, per pagare, quando lui ti ride in faccia, nella versione B lui scuote il capo addolorato, dicendo: "no" e sgarfando nella cassa alla ricerca di monete e resti che SA di non avere. restiamo nell'esempio: dovresti pagare 7 euro e 10. la maggior parte delle volte hai solo 10 euro in tasca. mettiamo che gli puoi mettere vicino la monetina da 10 centesimi. se lo fai, dici "ti può essere d'aiuto?" e lui "non lo è affatto". comunque vada 1) vai a farti cambiare i soldi nel bar affianco 2) attendi che qualche avventore idiota abbia serbatoi di spiccioli 3) "facciamo che lo prendi la prossima volta". ma io mi chiedo: è DIFFICILE procurarsi delle monetine in banca? boh, evidentemente si. la procedura è la seguente: lui guarda la banconota che hai in mano; ride; apre la cassa con una lentezza esasperante; guarda il contenuto; scuote il capo; pronuncia una qualche frase di circostanza; chiude la cassa e non ti dedicherà mai più la sua attenzione. un altro topic è quello inerente la frase "non sfogliate i fumetti". ma non ho voglia di raccontarlo: non mi va di incazzarmi di prima mattina.)
martedì, luglio 06, 2004
- Un giorno te ne pentirai- dice mia madre - Di cosa?- faccio io, già incazzato e nel mezzo di una discussione - Di fare il professore. Un giorno capirai che i soldi sono la cosa più importante, e rimpiangerai di non aver fatto un altro lavoro- Esco sbattendo la porta di casa. Fanculo anche a lei.
domenica, luglio 04, 2004
un post sui proprietari di negozi di fumetti è d'obbligo dopo l'ultima umiliazioni subita a bologna, da AD distribuzione. è un capitolo oscuro e perversamente felice della mia esistenza che non volevo rendere nota ai più ma, vista la scarsa frequentazione di questo blog, ne parlerò comunque, anche solo per liberarmi della strana commistione di amarezza e rabbia feroce che mi assale ogniqualvolta ripensi all'argomento in esame. i proprietari di negozi di fumetti sono una razza ben definita, con le proprie abitudini, i propri costumi, il proprio universo sociale, le proprie frequentazioni e un proprio particolarissimo modo di affrontare l'esistenza in senso lato. posso portare prove sperimentali ultradecennali, al riguardo. dovete sapere cose che forse di me non sapete. io ed il buon fabio cecutto (spero non me ne voglia se oso permettermi di renderlo identificabile), amico di vecchissima data che colgo l'occasione per salutare, siamo stati nel lontano 1993 le prime persone a mettere piede nell'allora prima fantascientifica fumetteria in regione, il FUMETTOLANDIA, retto dal venerando Bruno (cognome: non pervenuto), che avemmo l'occasione di conoscere già in precedenza durante una estenuante ricerca di arretrati di Dylan Dog. da quel fatidico giorno, le nostre strade si sono, riguardo ai fumetti, divise, in quanto io ne ho coltivato una insana passione per i successivi 3 anni, leggendo tutto quello che veniva allora stampato (ma proprio tutto: da arthur king a sprayliz, da spiderman ai vendicatori, da ken il guerriero a jojo e ushio e tora); il buon cecutto, invece, esaurita la ricerca dei dylan dog, ebbe l'intelligenza e l'arguzia di uscirne illeso, senza finire invischiato, come il sottoscritto, in un orribile giro di abbonamenti e prenotazioni che riuscì a minare la mia salute e le mie già magre finanze. la mia giornata tipo nel luglio 1994, ad esempio, era la seguente: sveglia, colazione, passeggiata fino al fumettolandia, attesa snervante che Bruno finisse di fare i suoi porci comodi e si degnasse di aprire (il che avveniva, di norma, verso le 11.30-12.00 rispetto al già abbondante 10.30 segnalato sulla porta d'ingresso), attesa snervante che arrivassero i pacchi con le novità (le cose vecchie non mi interessavano: o le avevo o le conoscevo già a memoria per quante volte le avevo sfogliate), apertura febbrile dei pacchi, sorpresa (di gioia o di dolore, a seconda del contenuto dei pacchi), acquisto, seguito da una lunghissima ed appassionata ora di lavoro in cui Bruno non faceva un cazzo ed invece due o tre schiavi di turno (me compreso, sempre) infilavano tutte le novità nelle caselle degli abbonamenti, conteggiavano che i numeri ordinati coincidessero con quelli effettivamente ordinati e trasportavano pesantissime sessioni di fumetti da un posto all'altro della fumetteria. Bruno si limitava a sfornare delle orribili battute ad altissimo contenuto fumettistico (io la gran parte delle volte non le capivo, ma ridevo lo stesso, come ogni vero lacchè che si rispetti) mentre, unico laborio intellettuale che si concedeva, studiava come organizzare la disposizione delle novità negli scaffali. intendo denunciare questa cosa: Bruno mi ha sfruttato per mesi interi, facendomi sistemare le novità, tenendomi in cassa (!!!) quando aveva voglia di farsi due passi o semplicemente chiacchierare con i negozianti vicini, sfruttando in modo indecoroso la mia passione per la carta stampata. sottolineo che non ho mai ricevuto una lira per il servizio prestato (cosa che del resto non mi aspettavo, visto che non è che lavorassi in modo sistematico), nè uno sconto (se non quello abituale riservato agli abbonati), nè una pacca sulla spalla nè un grazie. ho tuttavia dei ricordi positivi, di quegli anni: quando Bruno era di buon umore (accadimento rarissimo) mi concedeva il lusso di illuminarmi su alcuni consigli su come intepretare il fumetto contemporaneo, regalandomi dei disegnetti che improvvisava sul momento (e che io ancora custodisco in qualche dove) e dandomi delle dritte su come si disegna questo e quell'altro. ma le situazioni topiche era quando veniva un ospite famoso: chennesò, un Castellini, un Enoch, un Barison, etc... in quei momenti la loffietà di Bruno era pari solo a quella del Direttore Galattico di fantozziana memoria: assumeva un'aria ieratica in volto, sprezzante del tempo e dello spazio, che gli conferiva un'autorità quasi astrale (che si sostanziava nel poter PARLARE con il disegnatore, RIDERE con lui [e DI NOI, come era all'ordine del giorno], avere i suoi disegni più belli, farsi fare disegni per CHIUNQUE GLI AGGRADASSE, mentre noi dovevamo stare in coda per ore anche solo per avere uno sguardo del nostro beniamino o un orribile schizzo composto di quattro righe che si ripeteva senza poesia per tutti i lettori); non rivolgeva la parola a nessuno che non fosse un disegnatore almeno affermato nel circuito andergraund; NON VENDEVA FUMETTI: se volevi avere la tua dose dovevi venire a prendertela dopo, perchè LUI non aveva tempo per quelle cazzate. un intero saggio scientifico si potrebbe sprecare sullo sguardo di disprezzo e sufficienza che ti piazzava quando andavi a pagare, i fumetti nuovi alla mano: pareva che ti vendesse della merda, o ti stesse rifilando delle pere marce al prezzo di un chilo di caviale. mai un commento su niente. e poi, se ti girava il matto di chiedergli cose ne pensasse del fumetto che avevi in mano, la risposta era sempre vaga e rapida, come proveniente dalla sfera del potere spirituale quando incontra il potere temporale: "non l'ho letto", "vende molto", "qualcuno ha detto che assomiglia a X ma con più sangue", "io non leggo quella merda, ma molti lo fanno". per non parlare del capitolo arretrati: se vi manca un numero per completare, chennesò, la collezione di DRAGONBALL, NON ANDATE AL FUMETTOLANDIA. ordinatelo. la procedura per ottenere un arretrato è complicatissima, dannatamente casuale e totalmente fuori dal controllo del raziocinio. ed è la seguente: "Bruno, ti è arrivato il numero W di X?" risposta: "cosa?" tu ripeti la domanda. lui fa ancora finta di non capire (spera di dissuaderti dal chiedergli alcunchè: lui è troppo impegnato a navigare su siti di chissà che cazzo o ascoltare orribile musica celtica). quando gli urli nelle orecchie, esasperato dal coraggio e dalla rabbia, lui ti dice "se c'è è lì". tu cerchi di spiegargli che se glielo stai chiedendo lì non c'è, visto che oramai degli albi conosci a memoria la disposizione sugli espositori. "allora non so", è la sua risposta definitiva. "non è che potresti...?" "se arriva...". rinunciateci. e poi non arriva mai un cazzo. almeno ora c'è internet. all'epoca internet era una grande chimera digitale fatta di braccia e vagine, pirati informatici e cazzi di legno che si montavano su chissà che. o almeno, io lo immaginavo così. la fumetteria è un mondo orribile. ma è un mondo: ha i suoi orari, che sono dettati dalla volontà del fumettaro; ha le sue frequentazioni, che sono sempre le stesse (ancora oggi, a distanza di 11 anni, passando di là vedo le stesse facce: quello che sembra gesùcristo ma non ha i capelli in mezzo alla testa; quello con gli occhiali che tira su col naso e gira col marsupio anche di notte; quello talmente grasso che non entra per la porta d'ingresso e cosa è uscito lo deve chiedere a quelli che sono dentro; quello che ha tremilalire in tasca e le dà a Bruno come pegno di una chissàquale promessa di ricevere chissàquale anime (conosco gente che si è rovinata, per quei cazzo di cartoni animati); ha le sue convenzioni: a Bruno non gli si chiede niente se è di cattivo umore, a Bruno non gli si chiede lo sconto se non è lui a fartelo; a Bruno non si parla mai di fumetti; a Bruno non si chiedono arretrati pena la procedura esposta sopra. tutto questo perchè? chiudo raccontadovi ciò che mi è accaduto a bologna non più di due giorni fa. testimonia chiara. io e chiara giriamo per AD distribuzioni, stanchi ma felici, io con il numero 4 di vagabond collection e lei con arretrati di 20th century boys (che consiglio a spada tratta a voi tutti: è MAGNIFICO) tra le mani, quando vedo il numero dei fumetti di Repubblica dedicato a RAT-MAN. sono mesi che lo cerco, perchè l'avevo letto e poi l'ho perso e chiara l'ha lasciato in giappone e insomma lo voglio. sono felissimo, e vado per prenderlo quando, girando l'albo, noto il prezzo: 8 euro. dunque: la collana dei fumetti di Repubblica impone un prezzo costante di euro 4 e 90. la domanda sorge spontanea: perchè 8 cazzo di euro (tanto più che gli altri albi costano un prezzo variabile tra i 5 e i 6, nel negozio). vado da uno che sembra un commesso. mi guarda. io gli chiedo. "scusa, perchè costa 8 euro?" e lui "perchè c'è scritto 8 euro, non credi?" e io inizio a incazzarmi. dopo un attimo, si scopre che lui è solo un amico di ALESSANDRO, il PROPRIETARIO (evidentemente era uno degli schiavi assunti a tempo indeterminato per rispondere ai seccatori che vogliono delucidazioni sulla imprevedibile volontà del proprietario-galattico). ALESSANDRO mi risponde con fare saccente e bonaccione, dicendo che quello "costa di più perchè è meno reperibile" e incomincia a farmi una lezione di economia politica spicciola su come i prezzi dei beni più scarsi tendenzialmente siano più alti di quelli a più facile reperibilità. io lo guardo incredulo. gli faccio "comunque dovrebbe costare 4 e 90", e me ne vado indignato, lasciando ovviamente lì il fumetto. il tipo e alessandro mi guardano con sufficienza, poi tornano a parlare delle loro cazzate. chiara mi fa: "io stavo per spaccargli la faccia". al coro dei fanculo di cui questo blog si è riempito nell'ultimo mese, aggiungete pure un paio di voci per loro, i fumettisti.
alcune notizie danno una sferzata di vita a questi pomeriggi londinesi (londinesi perchè il sole si alterna alla pioggia e alle nubi per tutto il giorno per poi lasciare una piacevole frescura nel corso della nottata): 1) il fatto che abbiamo trovato una casa dove suonare per dieci giorni quest'estate; 2) il fatto che stia per laurearmi (tra il 13 e il 16 di luglio); 3) il fatto che ho praticamente deciso di trasferirmi a milano il prossimo anno; 4) il fatto che stia studiando per diventare smanettone con i software musicali; 5) il fatto cheil mio gatto stia per partorire un numero imprecisato di cuccioli; 5) il fatto che il nostro disco sia, tutto sommato, a buon punto. alcuni di questi eventi si sovrapporranno, altri se ne staranno per le proprie. a me non viene un verso da mesi, e forse è meglio così: forse significa che il tutto ha preso, finalmente, una piega amichevole. ciononostante, non passa un singolo giorno senza che mi rimproveri il fatto di non avere versi per le mani. leggo abbastanza per non sentirmi strano. rido abbastanza per non sentirmi distratto. sono abbastanza accaldato da stare assieme alle cose, o almeno in prossimità ad esse. un altro evento è la diffusione dei fotolog. mostrare invece di dire: wittgenstein sarebbe certamente d'accordo.
stavo per scrivere: "l'estate non ha mai avuto così tanti denti da mostrare". sarebbe stata una menzogna.
giovedì, luglio 01, 2004
vorrei raccontare i sogni delle mie ultime due notti. i commenti fateli voi. 1) sogno di martedì notte: ci sono io in camera mia quando al telegiornale dicono che un manipolo di uomini vuole conquistare il mondo. allora io dico: cazzo, non voglio essere conquistato!, e prendo a scappare non si sa dove. incredibilmente, mi ritrovo a lignano riviera, sperduto nella boscaglia. mentre sono lì che mi sfrego le mani dicendomi non mi beccheranno non mi beccheranno, alzo gli occhi e vedo che i conquistatori sono proprio lì. io mi nascondo dietro un cespuglio, tesissimo. non so che fare. alla fine opto per la soluzione imbecille: fare lo gnorri. ho questa immagine di me che passo attraverso il loro campo base con il sorriso idiota ben in vista come niente fosse. intanto sento i loro discorsi e vedo come sono vestiti: scopro che si tratta di esperti di marketing (!!!) che stanno studiando un piano per conquistare il mondo, e sono vestiti tutti come i tizi nella pubblicità dell'EURONICS. e tu chi sei? mi fa uno, e io prendo a correre più forte che posso. ma loro mi inseguono minacciando ritorsioni in termini di diversificazione del prodotto e di brand management. in più mi puntano addosso una lucetta verde che non presagisce niente di buono. mi sveglio urlando.
2) il sogno di mercoledì notte: sono in giardino quando, ad un tratto, vedo passare la mia gatta tutta malconcia: ha la pancia aperta come un muro quando gli strappano la carta da parati, il muso tutto pieno di graffi e le gocce di sudore alle tempie (!!!). capisco che ha appena partorito. ed infatti, diversi girini acquosi iniziano a girare lì intorno. in pochi secondi si gonfiano fino a diventare piccoli mici di cui non riesco a capire il colore. non appena mi giro penso cazzo, gli altri gatti del vicinato vorranno ucciderli!, devo assolutamente portarli al riparo, e corro a trovare un giaciglio accogliente per la mamma e i gattini. ma quando torno, pochi attimi dopo, un gattaccio nero ha già in bocca uno dei cuccioli e allora io prendo a dargli botte ma lui non fa una piega: addirittura mi minaccia con occhi verdi fosforescenti che brillano al buio (!?) e chiama a raccolta altri gattacci affamati. allora io che faccio? prendo un attrezzo da giardino e glielo pianto sul collo e sulla nuca. il gattaccio mi fissa infastidito e decide di scappare. nel frattempo scopro che i cuccioli sono una decina, e che non riesco a trovare la porta di casa e gli altri gatti continuano ad aumentare e involontariamente mi sono seduto sopra a un cucciolo che pare morto soffocato (e assomiglia in modo disarmante al cane di pelouche FLAVIUS che porto sullo zaino). alla fine siamo io e la mia gatta a difendere i suoi cuccioli dall'assalto dei gattacci affamati, io brandendo la mia zappa, lei le sue unghie e i suoi MMEEEEEEEOOOW! mi sveglio pensando a chiara.
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