| aria delle notti senza vento | ||||
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mercoledì, settembre 29, 2004 QUESTO E' UN POST SPECIFICO E PIENO DI RABBIA: ASTERNERSI PERDITEMPO vi è mai capitato di avere fame e non poter mangiare? o peggio: vi è mai capitato di avere fame ed essere costretti a mangiare sempre la stessa sbobba? ecco: questa è la situazione della poesia oggi in italia per chi, come me, è affamato di nuovi autori emergenti. il tutto è terribilmente facile e terribilmente quadrato. la poesia italiana vive una fase di assoluto disinteresse e ristagno che si protrae ormai, con poche valide eccezioni, dagli anni settanta. o almeno: così l'editoria lascia credere. cosa succederrebbe alla musica se non si potessero scaricare i dischi "indie" o comunque meno reperibili dalla rete? cosa succederebbe se, oltre a questo, i dischi non si riuscissero a reperire nemmeno originali? sareste tutti costretti ad ascoltare quello che passa il convento, ovvero le radio e le major. e magari qualche avventurosa etichetta indipendente che, però, per sopravvivere deve comunque sottostare alle leggi di un mercato che non è il suo e che purtroppo non lo sarà mai, costringendola dunque ad offrire un prodotto che indipendente del tutto non lo sarà mai. il parallelo con la poesia regge: a tutt'oggi, ciò che un lettore deve fare per non ricadere nella scelta di un "classico" (leggi Neruda, Prevert [che di classico non ha nulla se non una facilità beota che è si utile ad avvicinare non addetti alla poesia, ma che di poetico ha lo stesso spessore delle frasi inserite nei cioccolatini perugina], Leopardi, etc..) è bestemmiare, inferocirsi, cercare disperatamente in migliaia di librerie dei libelli esigui (in media non oltre le 100 pagine compresa la sempre lunghissima e sempre noiosissima introduzione, comprensibile la maggior parte delle volte nemmeno da chi l'ha scritta) dal prezzo esorbitante (dai 10 ai 15 euro, ma per delle antologie valide si parte dai 20). Il problema non sta nè nel prezzo nè nell'esiguità (l'essenzialità è una delle fonti primarie della poesia, il vero tasto su cui dovrebbe battere per accattivarsi il pubblico dell'annus domini 2004, senza tempo, senza voglia di faticare, senza mordente): il problema sta nell'orrenda selezione dei testi. Ricapitoliamo: anche ammesso che si trovino raccolte di poeti sconosciuti, e anche ammesso che il prezzo non dissuada anche l'appassionato più incallito, gli autori che poi in effetti pubblicano con queste case editrici minori sono per la maggior parte a) degli incompetenti b) dei raccomandati c) entrambe le cose. questo poichè la poesia è una terribile mafia, fatta di clientele e amicizie, leccaggi di culi e palpeggi, do ut des costanti e indispensabili etc etc. questo con gli anni, abbinato ad un criterio di scelta degli autori dettato SOLAMENTE dai maggiori critici italiani (o così autonominatisi tali, leggi: TUTTI I REDATTORI DI POESIA DELLA CROCETTI EDITORE), ha finito per privilegiare la scelta di autori che scrivono IN PROSA, su tematiche che vengono definite moderne e che a me sinceramente paiono solamente uno svilimento e una banalizzazione della cosa "poesia" (chennesò, gli esempi sono fin troppi: leggete una qualsiasi delle ultime poesie di luciano erba, di giancarlo majorino, finanche di giovanni giudici!, per continuare con maurizio cucchi, cesare viviani etc etc), con un linguaggio o povero immarcito o aulico strasolenne ultraconcettuale, senza niente da dire nè da dare. ovvio che i ragazzi, quei pochi che ancora si appassionano, scelgano leopardi, ungaretti: gente che ha fatto del succo e del sangue e della diretta comunicatività un credo cui sacrificare le proprie esistenze. oggi la poesia non ha niente da dare, non ha nessuna forma per darlo, non ha alcun mezzo fornito dal mercato per trovare distribuzione e fare proseliti, non dà alcun chance ai nuovi entrati di emergere. una situazione da antico regno, feudale. sono incazzato nero mentre scrivo queste cose, perchè so quanto siano vere. e sono incazzato più come lettore, che come scrittore di poesia. da lettore voglio poter SCEGLIERE, poter SAPERE quali autori siano buoni e quali no, farmi una MIA idea sulla direzione presa dalla poesia contemporanea. e questo non è possibile, perchè gli unici autori non classici che troverete in libreria sono sempre e solo quelli scelti dalla crocetti, immanicati con le persone giuste oppure miracolate da un budget esorbitante che le porta ad ottenere meriti non-meriti. postato da fabiochiusi |
17:50 | commenti (2)
ho capito che Pasolini cercava la purezza leggendo l'usignolo della chiesa cattolica. ho capito a quante volte nomini la parola "impuro", la parola "vergine", a quante volte parli di luce e purezza. poi ho ripensato alle poesie in friulano de la meglio gioventù, scritte circa negli stessi anni, e vi ho trovato la stessa urgenza, la stessa liricità atemporale, lo stesso darsi formale perfetto. quell'uomo era un genio di provocazione, scandalo (come dice Giudici) ma anche di dolcezza, introspezione, quiete. in tutte le poesie parla sempre e solo di sè, del suo Io, del suo amore imperfetto e del suo odio verso l'imperfezione, che tuttavia lo spinge ancora ad amare, dannarsi, farsi carne viva nel fuoco dei giorni. Pasolini è stato un grande artista, un genio a tutto tondo, una personalità vivace e feconda che, contrariamente a quanto si possa pensare, si è preoccupato del puro e dell'assoluto almeno quanto un teologo o un matematico.
del concerto dei !!! a bologna poco da dire. molta cassa, molto basso, tanto groove. molto orecchie, molto corpo. ma ho avuto tutta la sera la sensazione che non stessero dando il massimo, che qualche corda gli fosse rimasta dentro l'ugola, che qualche nota che non avrebbe dovuto uscire ne ha invece preso il posto. locale fumoso, buona compagnia, ritorno a casa all'alba... tutte sensazioni che la solitudine udinese aveva un po' allontanato e che ha fatto piacere ritrovare. ma in un periodo di cibo per l'anima, i !!! non sono stati che un debole soffio di vento in una giornata fredda. martedì, settembre 28, 2004 cronaca di una giornata nera
ieri mi è successo questo: 1) alle 9.50 chiara mi chiama svegliandomi. si è iscritta al mio corso e saremo compagni di classe. postato da fabiochiusi |
13:00 | commenti (6)
lunedì, settembre 27, 2004 oggi ho guardato in faccia la rabbia e il dolore e avevano gli occhi... postato da fabiochiusi |
13:03 | commenti (1)
domenica, settembre 26, 2004 incredibilmente, da alcuni giorni sto riuscendo a scrivere. datemi un in bocca al lupo, se mi volete bene.
postato da fabiochiusi |
15:08 | commenti (6)
sabato, settembre 25, 2004 ho letto Bariona o il figlio del tuono di Sartre
[breve inciso: si tratta di un'opera teatrale scritta da Sartre durante la prigionia nel 1940 su richiesta di prelati in occasione del Natale; l'intento dell'opera è quello di rappresentare assieme agli altri carcerati un racconto "commovente" di Natale per cristiani e non credenti che al contempo raccogliesse le tematiche care ai prigionieri (l'invasione tedesca, la libertà, la speranza): il punto di contatto è la Natività del Cristo-Bambino, che rappresenta la speranza e la possibilità della fede] e [non volevo affrontare il livello formale, ma ancora non mi riesce di evitarlo: è scritto divinamente, in un modo atemporale e dolce, privo di influssi e mode, senza orpelli, senza inutili vaneggiamenti lirici; lo stile è asciutto ed essenziale ma tuttavia ricoperto di una patina di bellezza e tragicità classica, solenne, che richiama alla memoria autori come Camus e Borges o Calvino, gente che la storia della letteratura l'ha vissuta e resa viva, attuale] ho capito perchè non potrei mai essere comunista [ebbene si, ragazzi: non lo sono. so che ad alcuni idioti può fare comodo pensare il contrario ma, sebbene oggi abbia girato per il centro di udine leggendo il manifesto [[vi sfido a trovare un quotidiano scritto meglio]], fabio chiusi e la parola comunista stanno assieme solo nei sogni bagnati di un diciottenne demente con la bmw nuova fiammante. il motivo? la questione della libertà. la libertà. quella che in Sartre si traduce, nel caso di bariona, a rifiutare di credere nella venuta del Cristo così come di accettare l'oppressione dei Romani [Bariona sostiene che ci vorrebbe un dio vendicatore, sanguinario, un condottiero che potesse liberare gli uomini dalla sofferenza e dall'oppressione; prima di convertirsi, Bariona vede nel Cristo solo un agnello nelle mani dei Romani, uno strumento di Roma per perpetuare la sofferenza degli uomini sottomessi; per questo obbliga i suoi compaesani a non figliare mai più; tuttavia, nessuno presterà fede al giuramento, proprio per la venuta del Cristo]. come conciliare la libertà individuale con gli obblighi tipici di un regime comunista? [la riflessione si interrompe qui, al suo inizio: nella mia mente è ancora solo una intuizione, nei fatti non è ancora nulla. quando avrò ulteriori considerazioni, magari intelligenti, le proporrò in calce al post. se VOI avete qualcosa di intelligente da dire al riguardo, siete i benvenuti.] e come conciliare la libertà individuale con l'uguaglianza sostanziale? postato da fabiochiusi |
13:15 | commenti (3)
giovedì, settembre 23, 2004 il film più brutto che abbia mai visto in vita mia è le regole dell'attrazione. un pout-pourri improbabile di sesso, menefreghismo, cinismo, violenza, suicidio, morte che ad ogni fotogramma e ad ogni sgrammaticato dialogo mette il fastidio sulla pelle. è una rabbia inutile, stare davanti allo schermo a subire questo continuo stupro al proprio intelletto: gli attori recitano male (c'è dawson-fronte-alta a fare la parte del cinico cattivo spacciatore spaccafiga); i dialoghi sono idioti, vuoti; la trama non esiste. ma quello che dà più fastidio è la regia: inutilmente barocca, tenta in modo disperato di mostrare se stessa, i suoi "lampi di genio", i suoi "attacchi d'arte", le sue manie e la sua fashion-dependence. terrificante. brutto. talmente brutto da farti venire voglia di fare una petizione perchè venga tolta dal commercio, perchè la gente non lo noleggi più, perchè insomma qualcosa venga fatto per eliminare questo testamento intellettuale "dai creatori di pulp fiction e american psycho". ma per pietà. vuole essere un ritratto generazionale e quello che ne esce non è nient'altro che un coacervo di stereotipi, finzioni, clichès, mezzeironie che non fanno ridere, imbarazzi. come quando la regia si attarda sul metodo "a ritroso" e per dieci minuti tutto va al contrario. bella merda. o quando, scena d'apertura, una ragazza racconta la sua prima volta e la vedi ubriacarsi, farsi scopare da uno sconosciuto mentre viene filmata da un altro, con il tipo che la scopa a mo' di cowboy e mentre la porta si apre (perchè siamo nel bel mezzo di una festa liceale, e la porta viene praticamente sfasciata da due idioti che portano BARILI DI BIRRA) lui fa come per montare un toro e le vomita in faccia (!!!), e il tipo che riprende urla di mandarli via che gli rovinano il filmato. agghiacciante. anche se una scena del genere è plausibile (in america, almeno), sfido quinque a fare di questo un manifesto generazionale. un paio di coglioni: io la verginità l'ho persa a vent'anni, e gran parte della gente che conosco, che l'abbia persa prima o dopo, non si vergogna ad ammettere che l'ha fatto con qualcuno a cui teneva, o che almeno ci ha pensato su, prima di scoparsi uno che ti può vomitare addosso, come prima volta. fanculo. fanculo a questa immagine americaneggiante di una gioventù stupida e senza valori. fanculo a questi attoruncoli da quattro soldi che pur di avere visibilità si prestano a ruoli imbarazzanti, cui io stesso mi vergognerei a prestare la faccia (le facce che fa dawson mentre scopa le DOVETE vedere, sono pietose) (tra l'altro ci sono tutti gli imbecilli del creato: mezzo cast di 7th heaven, kevin di american pie etc etc). non è solo un film da non vedere, è qualcosa che fa male al cinema e al senso sociale.
boicottatelo. postato da fabiochiusi |
14:06 | commenti (3)
martedì, settembre 21, 2004
c'è sempre un'ora della sera in cui vorresti fare qualunque cosa: mangiare, stare in giro, scrivere un romanzo, guardare un film, conoscere gente, etc etc. e c'è un'ora, più tarda, in cui non te ne frega più niente e ti gusti il silenzio. sono quei momenti in cui te ne stai sotto le coperte a leggere, mangiare, scrivere qualcosa che ti sembra imprescindibile e che poi al mattino troverai patetico e del tutto evitabile. la felicità sta in questi pochi passi che si fanno tra un'ora e l'altra: tra il voler fare e l'avere o non avere fatto. c'è qualcosa nel desiderio di fare che distrugge il buonumore e ti porta a gingillarti con orribili pensieri che riguardano l'ambizione e il tornaconto nella tua autostima. e poi c'è la quiete, l'arrendevolezza di sapersi così come si è, spaesati e felici e incompiuti e considerevolmente vani, bruciati ma belli. me ne sto qui, con due libri che non leggerò a farmi compagnia: il peso delle loro pagine sazia la mia voglia di leggere, l'immaginazione sopperisce alle parole che non leggerò, il sonno pianterà un paletto nel cuore del desiderio e lo porterà moribondo tra la luce e il fuoco. questo è la notte: leggerezza, infinita leggerezza sui propri errori. un perdono dato a un amico che ti ha fatto uno sgarro. una carezza sul capo alle persone che hai ferito. lunedì, settembre 20, 2004 oggi invece il friuli doc ha mostrato il suo lato più dolce, quello che da sempre apprezzo. è stata una serata gentile, quieta, sferzata da un vento appena autunnale che ci ha stretti l'uno all'altro come tanti sperduti battaglieri. i ritmi più blandi, le lunghe chiacchierate con gli amici veri, la passeggiata di rito tra i tendoni che se ne andavano... tutto questo mi ha riconciliato con una festa che avevo frettolosamente bollato come "di rito".
e poi sono stato venti minuti fuori casa a coccolare Coda Rotta al buio, sentendo le cose frusciare attorno a me e Yucca fare le fusa per non so quale motivo, e questa notte qualsiasi è un'oasi di serenità da non perdere. domenica, settembre 19, 2004
sballottato tra udine e milano come un pallone areostatico pieno di speranze e stanchezza, me ne vado per cieli in burrasca a prendere tutte le correnti e gli spasimi. sono settimane vissute di corsa, con lo zaino in spalla, la valigia sempre pronta, il cuore sempre affannato. non abbiamo ancora trovato i due coinquilini cui affidare la doppia, ed il tempo stringe. milano incomincia a sembrarmi un posto dove poter respirare, tutto sommato. e poi la notte è così accogliente che quasi dimentichi di essere in un fosso pieno di ipocrisia. sabato, settembre 11, 2004
l'altro ieri siamo io e chiara placidi placidi a casa mia a farci belli e contenti quando le arriva una telefonata. è sua nonna. lo sento dalla voce che esce dalla cornetta: arriva fino a me. capisco che si tratta di un ordine a fare qualcosa: dipende dal fatto che la voce giunga fino a me. chiara annuisce. io ho sentito distintamente le parole "palazzo" e "grassi". click. giovedì, settembre 09, 2004 abbiamo trovato casa a milano e ora non resta che sganciare il malloppo, fare baracca e burattini e traserirsi. la casa? grande, ariosa, piena di posto. dove? moscova, niente male direi. è uno di quei quartieri dove milano tira un poco il fiato. perchè il resto del tempo è come un nemico che ti alita addosso, e il fiato gli puzza terribilmente di tubo di scarico e combustibili vari.
e poi non accade niente. c'è un sacco di silenzio, solitudini diffuse, leggere, l'ombra e la luce di un futuro che chissà? e poi la voglia di fare fare fare che non manca mai. mi sono stufato di stare in rete, davvero. è un posto così scialbo. vado a fare la spesa. postato da fabiochiusi |
11:39 | commenti (3)
venerdì, settembre 03, 2004
ieri sera mi è finito il credito sul cellulare, e pure il bonus è andato a farsi benedire. così ho pensato "vabbè, mi faccio una ricarica da 5 euro". che male c'è? ve lo dico io che male c'è. postato da fabiochiusi |
14:28 | commenti (5)
giovedì, settembre 02, 2004 oggi abbiamo finito di registrare il nostro disco/ep. è bello e sconvolgente sentirlo uscire dalle casse dello stereo dopo avercelo avuto in mente per un sacco di tempo. mi piace: è rabbioso, sincero, essenziale. e poi up to the noon racchiude ancora tutta la morte e la dolcezza di allora, quando fu scritta in una rabbiosa, infinita sera di copenhagen dopo un litigio con chiara al telefono. è un piccolo miracolo, ed è giusto celebrarlo. diciannove minuti scarsi in cui riversarsi completamente.
postato da fabiochiusi |
17:35 | commenti (1)
sto incominciando a pensare che david foster wallace sia uno degli autori più sopravvalutati degli ultimi tempi. non riesco ancora bene a capire cosa è che mi faccia storcere il naso in modo talmente plateale, ma tant'è: giungerò a una formulazione estensiva quanto prima. quello che so è che per leggere le centotrenta pagine di Una cosa divertente che non farò mai più ci sto mettendo una settimana, e non mi ha mai fatto ridere quanto una cosa che dovrebbe essere, dal titolo, "divertente". il sistema dei rimandi con nota a piè di pagina, rubato alla saggistica e che fa tanto postmoderno, mi fa semplicemente ribrezzo: si perde il filo della narrazione, gli interventi sono la maggior parte delle volte completamente inutili (tra l'altro potevano stare tra parentesi, come se io al posto di questo intervento tra parentesi avessi fatto una nota di rimando chissà dove), spesso si protraggono per pagine intere creando sottonarrazioni che fanno molto fine anni novanta, ma di cui sinceramente non sentivamo alcun bisogno.e poi la scrittura non è così brillante (che sia colpa anche di un traduttore che non capisce che il long island ice tea è un drink paurosamente forte e lo traduce con "un tè freddo long island"?), quello che dice non è così oltraggiosamente originale o simpatico, il suo senso del ritmo narrativo è a dir poco fetente.
è solo un primo abbozzo di una critica molto più estesa, che prima o poi giungerà. e poi, sinceramente, credo che l'allievo abbia superato il maestro. se proprio dovete leggere uno di quegli autori "cool" postmoderni, allora leggetevi dave eggers: almeno tutto quanto strappa lacrime e risa, dalle sue parti. o rimanete sui classici: de lillo, ad esempio, che è un autore di tutt'altra caratura. e basta alle scemenze. postato da fabiochiusi |
09:49 | commenti (4)
mercoledì, settembre 01, 2004
in queste sere in cui la casa è vuota e io non ho voce e gli amici vanno a dormire presto ho visto un sacco di televisione seminotturna. televendite, interviste improbabili, pornosoft da esportazione, etc etc. ma il programma che preferisco è the club. va in onda su rete A all music dopo la mezzanotte e dura una ventina di minuti. in cosa consiste? in una specie di mail box visuale in cui dei cretini cercano altri cretini. ogni cretino ha il proprio numero, per venire contattato da altri cretini. funziona così: parte una base in similmidi o la storpiatura di un pezzo da discoteca in voga, si vede il/la cretino/a di turno ballare stupidamente (e goffamente) in una orribile balera d'altri tempi; poi il tipo che dà la voce alle interviste doppie de "le iene" attacca a fare domande idiote al malcapitato (del tipo: nome, da dove vieni, quanto è importante l'amore nella tua vita, single o fidanzata, come sarà l'uomo della tua vita, credi al colpo di fulmine, credi nel principe azzurro, etc etc) che risponde, giustamente, da cretino. e poi via, altro giro altro cretino. e ogni cretino è pieno di sè al punto da non rendersi conto da quanto appare cretino. un programma meravigliosamente fuori dal tempo, che avrebbe avuto un bagliore di senso se fosse stato mandato in onda nel novantaquattro. postato da fabiochiusi |
00:40 | commenti (8)
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