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mercoledì, settembre 29, 2004
 

QUESTO E' UN POST SPECIFICO E PIENO DI RABBIA: ASTERNERSI PERDITEMPO

vi è mai capitato di avere fame e non poter mangiare? o peggio: vi è mai capitato di avere fame ed essere costretti a mangiare sempre la stessa sbobba? ecco: questa è la situazione della poesia oggi in italia per chi, come me, è affamato di nuovi autori emergenti. il tutto è terribilmente facile e terribilmente quadrato. la poesia italiana vive una fase di assoluto disinteresse e ristagno che si protrae ormai, con poche valide eccezioni, dagli anni settanta. o almeno: così l'editoria lascia credere. cosa succederrebbe alla musica se non si potessero scaricare i dischi "indie" o comunque meno reperibili dalla rete? cosa succederebbe se, oltre a questo, i dischi non si riuscissero a reperire nemmeno originali? sareste tutti costretti ad ascoltare quello che passa il convento, ovvero le radio e le major. e magari qualche avventurosa etichetta indipendente che, però, per sopravvivere deve comunque sottostare alle leggi di un mercato che non è il suo e che purtroppo non lo sarà mai, costringendola dunque ad offrire un prodotto che indipendente del tutto non lo sarà mai. il parallelo con la poesia regge: a tutt'oggi, ciò che un lettore deve fare per non ricadere nella scelta di un "classico" (leggi Neruda, Prevert [che di classico non ha nulla se non una facilità beota che è si utile ad avvicinare non addetti alla poesia, ma che di poetico ha lo stesso spessore delle frasi inserite nei cioccolatini perugina], Leopardi, etc..) è bestemmiare, inferocirsi, cercare disperatamente in migliaia di librerie dei libelli esigui (in media non oltre le 100 pagine compresa la sempre lunghissima e sempre noiosissima introduzione, comprensibile la maggior parte delle volte nemmeno da chi l'ha scritta) dal prezzo esorbitante (dai 10 ai 15 euro, ma per delle antologie valide si parte dai 20). Il problema non sta nè nel prezzo nè nell'esiguità (l'essenzialità è una delle fonti primarie della poesia, il vero tasto su cui dovrebbe battere per accattivarsi il pubblico dell'annus domini 2004, senza tempo, senza voglia di faticare, senza mordente): il problema sta nell'orrenda selezione dei testi. Ricapitoliamo: anche ammesso che si trovino raccolte di poeti sconosciuti, e anche ammesso che il prezzo non dissuada anche l'appassionato più incallito, gli autori che poi in effetti pubblicano con queste case editrici minori sono per la maggior parte a) degli incompetenti b) dei raccomandati c) entrambe le cose. questo poichè la poesia è una terribile mafia, fatta di clientele e amicizie, leccaggi di culi e palpeggi, do ut des costanti e indispensabili etc etc. questo con gli anni, abbinato ad un criterio di scelta degli autori dettato SOLAMENTE dai maggiori critici italiani (o così autonominatisi tali, leggi: TUTTI I REDATTORI DI POESIA DELLA CROCETTI EDITORE), ha finito per privilegiare la scelta di autori che scrivono IN PROSA, su tematiche che vengono definite moderne e che a me sinceramente paiono solamente uno svilimento e una banalizzazione della cosa "poesia" (chennesò, gli esempi sono fin troppi: leggete una qualsiasi delle ultime poesie di luciano erba, di giancarlo majorino, finanche di giovanni giudici!, per continuare con maurizio cucchi, cesare viviani etc etc), con un linguaggio o povero immarcito o aulico strasolenne ultraconcettuale, senza niente da dire nè da dare. ovvio che i ragazzi, quei pochi che ancora si appassionano, scelgano leopardi, ungaretti: gente che ha fatto del succo e del sangue e della diretta comunicatività un credo cui sacrificare le proprie esistenze. oggi la poesia non ha niente da dare, non ha nessuna forma per darlo, non ha alcun mezzo fornito dal mercato per trovare distribuzione e fare proseliti, non dà alcun chance ai nuovi entrati di emergere. una situazione da antico regno, feudale. sono incazzato nero mentre scrivo queste cose, perchè so quanto siano vere. e sono incazzato più come lettore, che come scrittore di poesia. da lettore voglio poter SCEGLIERE, poter SAPERE quali autori siano buoni e quali no, farmi una MIA idea sulla direzione presa dalla poesia contemporanea. e questo non è possibile, perchè gli unici autori non classici che troverete in libreria sono sempre e solo quelli scelti dalla crocetti, immanicati con le persone giuste oppure miracolate da un budget esorbitante che le porta ad ottenere meriti non-meriti.
senza parlare del discorso dei libri fuori stampa. dovete sapere che oggi, visto il trend imperante ovvero l'equazione poesia=prosa ma scritta in similversi su argomenti quotidiano o da divulgazione scientifica, gran parte degli autori lirici e genuini che la nostra poesia ha dato nei decenni scorsi sono TOTALMENTE IRREPERIBILI! è una follia! è come se oggi non si potesse più comperare THE DARK SIDE OF THE MOON perchè va di moda il punkfunk! è come se della discografia dei *** (mettete un qualsiasi gruppo rappresentativo della propria epoca ma fuori moda al momento attuale, famoso ma non abbastanza da ergersi a statuto di classico) si trovasse solo un misero best of scelto da incompetenti! mi sono addirittura dimenticato i nomi di alcuni poeti che ho cercato per una vita, per lenire il dolore. mi viene da ammazare qualcuno a pensare che l'antologia di AMELIA ROSSELLI, la più grande poetessa che il novecento italiano abbia partorito, sia andata FUORI CATALOGO PER PIU' DI DUE ANNI!!!!! per non parlare della fatica compiuta per reperire le poesie di alfonso gatto, ugo fasolo, diego valeri etc etc. testi, si tenga bene in mente, che non sono uno sfizio per appassionati, ma testi che POTREBBERO PORTARE APPASSIONATI, RICOSTRUIRE UN MERCATO, fare cultura. testi che hanno una infinità di cose da dire, scritti divinamente, per nulla secondari nella scena italiana e mondiale! una vergogna. e per i poeti stranieri è ancora peggio: pensate che di un premio nobel per la letteratur, vicente aleixandre, non esiste ancora una sola antologia completa in italiano! in commercio non si trova NULLA, solamente con molta pazienza e fortuna si può reperire un libello einaudiano che non sfama certo i palati affamati di sangue, amore e distruzione. quindi, con tutto il cuore: ANDATE AFFANCULO, industriali della poesia italiana. vi odio, vi odio con tutto il cuore. per colpa vostra ho dovuto lottare per essere me stesso, lottare in un modo che non è consono al rispetto verso la persona umana. per colpa vostra ho meditato più volte di non scrivere mai più un solo verso, sfiduciato dalla mancanza di STIMOLI che una tale situazione comporta (quanti di voi si metterebbero a fare musica se, almeno ogni tanto, non uscisse un disco nuovo, che vi fa tremare il culo, che vi mette il sale addosso? e quanti di voi si adeguerebbero invece a farla, ma ADEGUANDOSI AI CANONI DI CIO' CHE E'  IN CIRCOLAZIONE? questo è terribile: IL SENSO ESTETICO verrebbe MANIPOLATO e finiremmo per ritenere capolavori canzoni di ligabue o dei maroon 5!!! ma vi rendete conto della GRAVITA' DELLA SITUAZIONE? poeti come giovanni giudici e andrea zanzotto sono poeti totalmente mediocri se inseriti nell'arco temporale del 900 ma vengono considerati dei geni perchè NESSUNO SA DEGLI ALTRI 3000 CHE GLI POSSONO BUTTARE IL CULO PER TERRA CON UNA MANCIATA DI VERSI! ma questo lo sappiamo io e altri pochi malati che si sbattono per coltivare una passione che l'INDUSTRIA, il MERCATO ha resto IMPOSSIBILE).
riflettete gente: quanto sareste disposti a combattere per mantenere in vita una passione indispensabile per la vostra vita? io fino alla morte.



postato da fabiochiusi | 17:50 | commenti (2)
 
ho capito che Pasolini cercava la purezza leggendo l'usignolo della chiesa cattolica. ho capito a quante volte nomini la parola "impuro", la parola "vergine", a quante volte parli di luce e purezza. poi ho ripensato alle poesie in friulano de la meglio gioventù, scritte circa negli stessi anni, e vi ho trovato la stessa urgenza, la stessa liricità atemporale, lo stesso darsi formale perfetto. quell'uomo era un genio di provocazione, scandalo (come dice Giudici) ma anche di dolcezza, introspezione, quiete. in tutte le poesie parla sempre e solo di sè, del suo Io, del suo amore imperfetto e del suo odio verso l'imperfezione, che tuttavia lo spinge ancora ad amare, dannarsi, farsi carne viva nel fuoco dei giorni. Pasolini è stato un grande artista, un genio a tutto tondo, una personalità vivace e feconda che, contrariamente a quanto si possa pensare, si è preoccupato del puro e dell'assoluto almeno quanto un teologo o un matematico.

del concerto dei !!! a bologna poco da dire. molta cassa, molto basso, tanto groove. molto orecchie, molto corpo. ma ho avuto tutta la sera la sensazione che non stessero dando il massimo, che qualche corda gli fosse rimasta dentro l'ugola, che qualche nota che non avrebbe dovuto uscire ne ha invece preso il posto. locale fumoso, buona compagnia, ritorno a casa all'alba... tutte sensazioni che la solitudine udinese aveva un po' allontanato e che ha fatto piacere ritrovare. ma in un periodo di cibo per l'anima, i !!! non sono stati che un debole soffio di vento in una giornata fredda.

postato da fabiochiusi | 13:30 | commenti


martedì, settembre 28, 2004
 

cronaca di una giornata nera

 

ieri mi è successo questo:

1) alle 9.50 chiara mi chiama svegliandomi. si è iscritta al mio corso e saremo compagni di classe.
2) fino alle 12.30 a quasi piangere/mordere polvere/affannarsi sulla sabbia in tutti i vicoli di udine che mi sono cari
3) verso quell'ora praticamente finiamo a litigare, ma la cosa nasce e muore lì
4) a inizio pomeriggio decido di indugiare nella pratica dell'autoerotismo (ogni tanto lo fanno anche i poeti) e scarico un bel filmato di un pompino. aspetto. finisce. ingrifatissimo lancio il filmato. titolo: "the other side". mmm. e parte un tipo con la barba che lo succhia a un altro tipo con la barba. mi passa ogni appetito.
5) con l'avanzare del pomeriggio non so che fare, così esco e vado in biblio. lì fuori becco il mio batterista che mi dice che avrà liberi per suonare si e no un sabato e domenica ogni mese e mezzo, perchè ha trovato un lavoro a turni. del gruppo non si conosce il futuro.
6) due minuti dopo chiamo una tipa per la casa. mi dà pacco. chiamo goro e gli dico di confermare con quella con cui eravamo in sospeso, che altrimenti siamo a piedi. la chiama. mi richiama. ha combinato in un'altra casa cinque minuti prima.
7) la sera decido di andare a bere qualcosa. nessuno esce, tutti in pigiama a fare la calza (shame on you, udine!). chiamo la emi e ci accordiamo per sentirci alle dieci. dieci e cinque. dieci e dieci. niente. alle dieci e venti mi arriva un messaggio: "tra 10 in piazza". dopo dieci sono in piazza ma di lei manco l'ombra. nel frattempo ho finito i soldi nel telefono e non posso chiamarla. becco nicola s. (guai a fare nomi e COGNOMI!!!) che mi fa fare una chiamata. scopro che lei era in piazza mezzora prima, e la colpa era del messaggio che non era arrivato che con 30min di ritardo e della rete che, inspiegabilmente, non prendeva pur risultandomi libera. allora ci mettiamo d'accordo di nuovo e solo alle undici e dieci riusciamo a vederci. nel frattempo la cassetta che dovevo riportare al blockbuster ha maturato 24 ore di ritardo.

può bastare per tornare a casa e andare a dormire, vero?









postato da fabiochiusi | 13:00 | commenti (6)


lunedì, settembre 27, 2004
 

oggi ho guardato in faccia la rabbia e il dolore e avevano gli occhi...
[segue lungo post sulla disperazione di un mattino di sole]


postato da fabiochiusi | 13:03 | commenti (1)


domenica, settembre 26, 2004
 
incredibilmente, da alcuni giorni sto riuscendo a scrivere. datemi un in bocca al lupo, se mi volete bene.
postato da fabiochiusi | 15:08 | commenti (6)


sabato, settembre 25, 2004
 
ho letto Bariona o il figlio del tuono di Sartre
[breve inciso: si tratta di un'opera teatrale scritta da Sartre durante la prigionia nel 1940 su richiesta di prelati in occasione del Natale; l'intento dell'opera è quello di rappresentare assieme agli altri carcerati un racconto "commovente" di Natale per cristiani e non credenti che al contempo raccogliesse le tematiche care ai prigionieri (l'invasione tedesca, la libertà, la speranza): il punto di contatto è la Natività del Cristo-Bambino, che rappresenta la speranza e la possibilità della fede]
e [non volevo affrontare il livello formale, ma ancora non mi riesce di evitarlo: è scritto divinamente, in un modo atemporale e dolce, privo di influssi e mode, senza orpelli, senza inutili vaneggiamenti lirici; lo stile è asciutto ed essenziale ma tuttavia ricoperto di una patina di bellezza e tragicità classica, solenne, che richiama alla memoria autori come Camus e Borges o Calvino, gente che la storia della letteratura l'ha vissuta e resa viva, attuale] ho capito perchè non potrei mai essere comunista [ebbene si, ragazzi: non lo sono. so che ad alcuni idioti può fare comodo pensare il contrario ma, sebbene oggi abbia girato per il centro di udine leggendo il manifesto [[vi sfido a trovare un quotidiano scritto meglio]], fabio chiusi e la parola comunista stanno assieme solo nei sogni bagnati di un diciottenne demente con la bmw nuova fiammante. il motivo? la questione della libertà. la libertà. quella che in Sartre si traduce, nel caso di bariona, a rifiutare di credere nella venuta del Cristo così come di accettare l'oppressione dei Romani [Bariona sostiene che ci vorrebbe un dio vendicatore, sanguinario, un condottiero che potesse liberare gli uomini dalla sofferenza e dall'oppressione; prima di convertirsi, Bariona vede nel Cristo solo un agnello nelle mani dei Romani, uno strumento di Roma per perpetuare la sofferenza degli uomini sottomessi; per questo obbliga i suoi compaesani a non figliare mai più; tuttavia, nessuno presterà fede al giuramento, proprio per la venuta del Cristo]. come conciliare la libertà individuale con gli obblighi tipici di un regime comunista? [la riflessione si interrompe qui, al suo inizio: nella mia mente è ancora solo una intuizione, nei fatti non è ancora nulla. quando avrò ulteriori considerazioni, magari intelligenti, le proporrò in calce al post. se VOI avete qualcosa di intelligente da dire al riguardo, siete i benvenuti.]
e come conciliare la libertà individuale con l'uguaglianza sostanziale?


postato da fabiochiusi | 13:15 | commenti (3)


giovedì, settembre 23, 2004
 
il film più brutto che abbia mai visto in vita mia è le regole dell'attrazione. un pout-pourri improbabile di sesso, menefreghismo, cinismo, violenza, suicidio, morte che ad ogni fotogramma e ad ogni sgrammaticato dialogo mette il fastidio sulla pelle. è una rabbia inutile, stare davanti allo schermo a subire questo continuo stupro al proprio intelletto: gli attori recitano male (c'è dawson-fronte-alta a fare la parte del cinico cattivo spacciatore spaccafiga); i dialoghi sono idioti, vuoti; la trama non esiste. ma quello che dà più fastidio è la regia: inutilmente barocca, tenta in modo disperato di mostrare se stessa, i suoi "lampi di genio", i suoi "attacchi d'arte", le sue manie e la sua fashion-dependence. terrificante. brutto. talmente brutto da farti venire voglia di fare una petizione perchè venga tolta dal commercio, perchè la gente non lo noleggi più, perchè insomma qualcosa venga fatto per eliminare questo testamento intellettuale "dai creatori di pulp fiction e american psycho". ma per pietà. vuole essere un ritratto generazionale e quello che ne esce non è nient'altro che un coacervo di stereotipi, finzioni, clichès, mezzeironie che non fanno ridere, imbarazzi. come quando la regia si attarda sul metodo "a ritroso" e per dieci minuti tutto va al contrario. bella merda. o quando, scena d'apertura, una ragazza racconta la sua prima volta e la vedi ubriacarsi, farsi scopare da uno sconosciuto mentre viene filmata da un altro, con il tipo che la scopa a mo' di cowboy e mentre la porta si apre (perchè siamo nel bel mezzo di una festa liceale, e la porta viene praticamente sfasciata da due idioti che portano BARILI DI BIRRA) lui fa come per montare un toro e le vomita in faccia (!!!), e il tipo che riprende urla di mandarli via che gli rovinano il filmato. agghiacciante. anche se una scena del genere è plausibile (in america, almeno), sfido quinque a fare di questo un manifesto generazionale. un paio di coglioni: io la verginità l'ho persa a vent'anni, e gran parte della gente che conosco, che l'abbia persa prima o dopo, non si vergogna ad ammettere che l'ha fatto con qualcuno a cui teneva, o che almeno ci ha pensato su, prima di scoparsi uno che ti può vomitare addosso, come prima volta. fanculo. fanculo a questa immagine americaneggiante di una gioventù stupida e senza valori. fanculo a questi attoruncoli da quattro soldi che pur di avere visibilità si prestano a ruoli imbarazzanti, cui io stesso mi vergognerei a prestare la faccia (le facce che fa dawson mentre scopa le DOVETE vedere, sono pietose) (tra l'altro ci sono tutti gli imbecilli del creato: mezzo cast di 7th heaven, kevin di american pie etc etc). non è solo un film da non vedere, è qualcosa che fa male al cinema e al senso sociale.
boicottatelo.
postato da fabiochiusi | 14:06 | commenti (3)


martedì, settembre 21, 2004
 

 

c'è sempre un'ora della sera in cui vorresti fare qualunque cosa: mangiare, stare in giro, scrivere un romanzo, guardare un film, conoscere gente, etc etc. e c'è un'ora, più tarda, in cui non te ne frega più niente e ti gusti il silenzio. sono quei momenti in cui te ne stai sotto le coperte a leggere, mangiare, scrivere qualcosa che ti sembra imprescindibile e che poi al mattino troverai patetico e del tutto evitabile. la felicità sta in questi pochi passi che si fanno tra un'ora e l'altra: tra il voler fare e l'avere o non avere fatto. c'è qualcosa nel desiderio di fare che distrugge il buonumore e ti porta a gingillarti con orribili pensieri che riguardano l'ambizione e il tornaconto nella tua autostima. e poi c'è la quiete, l'arrendevolezza di sapersi così come si è, spaesati e felici e incompiuti e considerevolmente vani, bruciati ma belli. me ne sto qui, con due libri che non leggerò a farmi compagnia: il peso delle loro pagine sazia la mia voglia di leggere, l'immaginazione sopperisce alle parole che non leggerò, il sonno pianterà un paletto nel cuore del desiderio e lo porterà moribondo tra la luce e il fuoco. questo è la notte: leggerezza, infinita leggerezza sui propri errori. un perdono dato a un amico che ti ha fatto uno sgarro. una carezza sul capo alle persone che hai ferito.
anche questo è costruire un immaginario fantastico per i sogni di domani.


postato da fabiochiusi | 01:30 | commenti


lunedì, settembre 20, 2004
 
oggi invece il friuli doc ha mostrato il suo lato più dolce, quello che da sempre apprezzo. è stata una serata gentile, quieta, sferzata da un vento appena autunnale che ci ha stretti l'uno all'altro come tanti sperduti battaglieri. i ritmi più blandi, le lunghe chiacchierate con gli amici veri, la passeggiata di rito tra i tendoni che se ne andavano... tutto questo mi ha riconciliato con una festa che avevo frettolosamente bollato come "di rito".

e poi sono stato venti minuti fuori casa a coccolare Coda Rotta al buio, sentendo le cose frusciare attorno a me e Yucca fare le fusa per non so quale motivo, e questa notte qualsiasi è un'oasi di serenità da non perdere.

postato da fabiochiusi | 03:15 | commenti


domenica, settembre 19, 2004
 

 

sballottato tra udine e milano come un pallone areostatico pieno di speranze e stanchezza, me ne vado per cieli in burrasca a prendere tutte le correnti e gli spasimi. sono settimane vissute di corsa, con lo zaino in spalla, la valigia sempre pronta, il cuore sempre affannato. non abbiamo ancora trovato i due coinquilini cui affidare la doppia, ed il tempo stringe. milano incomincia a sembrarmi un posto dove poter respirare, tutto sommato. e poi la notte è così accogliente che quasi dimentichi di essere in un fosso pieno di ipocrisia.
quest'anno il friuli doc ha il volto stanco: la gente è sempre la stessa, solo che ogni anno ha qualcosa in meno da dirti; i posti sono sempre gli stessi, solo che sono più cari. mi addolora vedere persone che conosco da una vita e capire che non abbiamo niente da dirci o che, piuttosto che parlare con te, preferiscono stare in coda per un piatto di polenta. dopo quattro bicchieri di vino è tutto più bello e facile, ma è solo dopo altri quattro che realizzi che le cose stanno davvero così, e cioè che questa festa, come tutte le feste, è splendida fino a quando hai diciotto anni, e dopo, come il natale, diventa un inutile rito cui è impossibile sottrarsi.
mi ha fatto piacere, eccezione gradita, rivedere alcune persone che credevo non avessero niente da dirmi, e che invece ho trovato cordiali e vicine. con gli anni si impara anche il gioco delle distanze e delle misure.
che inutile danza.




postato da fabiochiusi | 15:14 | commenti


sabato, settembre 11, 2004
 

 

l'altro ieri siamo io e chiara placidi placidi a casa mia a farci belli e contenti quando le arriva una telefonata. è sua nonna. lo sento dalla voce che esce dalla cornetta: arriva fino a me. capisco che si tratta di un ordine a fare qualcosa: dipende dal fatto che la voce giunga fino a me. chiara annuisce. io ho sentito distintamente le parole "palazzo" e "grassi". click.
il giorno dopo siamo a venezia.
io e chiara.
invitati alla presentazione ufficiale della retrospettiva su dalì.
di buon mattino io e chiara ci avviamo come scolaretti alla stazione dei treni. io sono un po' depresso per il futuro e le nuvole, ma tutto sommato sono in quella fase in cui l'umore cambia talmente spesso che ho ancora una speranza di passare una bella giornata. posso ancora evitare di incollare il mio sguardo ad un muro. il treno ci mette un'eternità: chiara legge un fumetto di lesbiche. io il corriere.
poi lei legge il corriere, io le nuove poesie di arnaldo.
poi ci poggiamo uno sull'altra.
venezia è tiepida, solare: l'autunno le infila già una mano sotto le vesti. splendido il modo dimesso che ha di servirti, questa città, farti sentire unico, renderti parte di un processo di bellezza e permanenza che sfida il tuo stupido senso di transitorietà.
camminiamo. prendiamo un traghetto. mettiamo sotto sopra le tre librerie toletta.
aspettiamo le 18.00, quando a palazzo grassi ci sarà la presentazione ufficiale.
e finalmente.
passiamo i controlli all'ingresso in virtù dell'invito conferitoci dalle divine sfere nonnesche. siamo dentro (dentro significa l'atrio di palazzo grassi, adibito a semirinfresco con casse per la diffusione dei discorsi e monitor al plasma per la diffusione delle facce da culo). dentro ci sono persone che fingono di essere persone, persone che si accalcano fingendo interesse di accalcarsi, persone che sono vestite come persone che cercano una conferma sociale. dentro ci sono donne di una certà età con un'aragosta finta in testa (un'altra indosserà un uovo con un rametto, sempre citando alcuni dei dipinti del loro beniamino); donne di una certà età che si tolgono le scarpe e se le rimettono suscitando ondate di sguardi pieni di ribbrezzo; donne di una certà e più avanzata età vestite come loredana bertè all'apice della carriera, con tanto di occhiale da sole fasciante; uomini in posizione ieratica, con polsino della camicia e gemelli in vista, perduti a scrutare nell'enorme nulla di ciò che li circonda.
dopo mezzora di questa messinscena, in cui nessuno ha davvero voglia se non di far capire che c'è, è presente, è vestito bene e sta parlando con le persone giuste (e in cui io e chiara ci siamo divertiti un casino a guardare, fare commenti bastardissimi, abbracciarci e baciarci con lo zaino in spalla [uno zaino! cose dell'altro mondo!]), dopo mezzora di bicchieri d'acqua, strette di mano, arrivi, movimenti fasulli, tensione repressa per l'accettazione o meno da parte della società della scollatura, delle calze, delle scarpe, degli ammenicoli che si portano in testa e sulle braccia, dopo mezzora di tutto questo si apre timidamente un portone e una squadra di poliziotti setaccia uno a uno i partecipanti per ammetterli al cospetto delle Autorità Parlanti, dei Reali Loro Altezza di Sto Cazzo, ai Ministri del Niente etc etc. I suddetti, dopo un'altra ventina di minuti di inutile attesa, iniziano una scialba e metodica successione di banalità per presentare la mostra. Parte LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO, e in cinque minuti riesce a ripetere tre volte gli "illustrissimo" qua e gli "illustrissimo là", rimarcando ben bene l'ordine gerarchico con cui gli esseri umani sono divisi: 1) il monarca (nella persona della famiglia dei REALI DI SPAGNA); 2) le autorità (lui stesso, i MINISTRI, il SINDACO etc etc); 3) gil altri invitati e 4) (da lui non citate) le persone reali, quelle che per l'invito devono uccidere. Sulla mostra nemmeno una parola. il discorso finisce con una ignobile leccata di culo al reale di spagna (ops, Reale) in cui farfuglia di nonsochè vittoria delle ferrari e di non so che favore.
poi attaccano le autorità. l'unica persona che mette due parole sensate in fila è il ministro della cultura spagnolo, una giovane donna convinta e tenace che pare avere mantenuto una qualche verginità intellettuale nonostante il ruolo che ricopre. il resto degli interventi è una costante imitazione di una persona colta che dice qualcosa di sensato. il tutto è davvero frustrante.
dopo mezzora di queste cazzate finalmente riusciamo ad entrare io e chiara (dal monitor vedo le autorità, i reali, i montezemolo etc salire alla mostra: LORO la possono visitare prima di noi, bevendo e mangiando [in seguito vedrò i bicchieri affianco a capolavori assoluti della nostra epoca], se mai vi steste chiedendo se fosse possibile avvicinare un UOMO-UOMO, un UOMO-DAVVERO). i primi camerieri iniziano senza timidezza ad offrire cibo (lo faranno fino a tarda sera, quando io e chiara lasceremo un palazzo grassi deserto e distrutto dalla sporcizia), su cui si avventano i SIG., i CAV., i DOTT. etc. come fossero barboni che dormono a Cadorna da un mese e mezzo a pancia vuota. i bicchieri si svuotano e il chiacchiericcio raggiunge un volume capace di dare fastidio anche a uno come me, che suona in un gruppo rock. quasi nessuno aspetta che il cameriere torni per consegnargli il bicchiere vuoto: i più preferiscono poggiarli sulla moquette rossa, agli angoli del palazzo.
dopo una coda di una decina di minuti, anche io e chiara siamo ammessi alla mostra. nelle prime sale c'è qualche similintellettualoide che finge di prestare attenzione, e i commenti sull'uso del colore, sul surrealismo, sul metodo paranoico-critico si fondono ai discorsi da camerata e alle mondanità. dappertutto, schiere di poliziotti a vegliare sulla nostra sicurezza (e mi chiedo che cazzo veglino ad esempio in piazza san marco, dove c'è un rapporto di 1 poliziotto ogni 700 persone, o all'ingresso delle metro a milano, dove se io volessi farmi saltare per aria potrei farlo senza che nemmeno un controllore riuscisse a dire "a"). ma è un fuoco di paglia, che si esaurisce alla fine del primo piano. per tutta la durata del secondo e del terzo piano io e chiara siamo quasi completamente soli a guardare una mostra eccezionale, che contiene 200 opere di dalì (tra cui tutte le più importanti, con l'esclusione della "persistenza della memoria") ma soprattutto racchiude lo spirito di un secolo segnato da una tragica, insensata fantasia distruttrice.
quando torniamo nell'atrio, dopo circa due ore di pellegrinazioni a volo d'uccello, lo troviamo quasi vuoto. io capisco che nessuno in realtà ha guardato i quadri: noi stessi, che siamo andati lisci su un sacco di opere, ci abbiamo messo tutto quel tempo. poi ricordo che alcuni degli invitati stavano al cellulare chiamando ristoranti, chiedendo "quanti siamo?", prenotando sale per una serata chic all'insegna della cultura.
abbiamo la fortuna di uscire sulle luci di una romantica, magnifica venezia piena di stelle e trovare immediatamente il giusto traghetto per la stazione.
ma, prima di andare, mi porto via una bottiglia d'acqua da quelle avanzate dal rinfresco.



















postato da fabiochiusi | 12:08 | commenti


giovedì, settembre 09, 2004
 
abbiamo trovato casa a milano e ora non resta che sganciare il malloppo, fare baracca e burattini e traserirsi. la casa? grande, ariosa, piena di posto. dove? moscova, niente male direi. è uno di quei quartieri dove milano tira un poco il fiato. perchè il resto del tempo è come un nemico che ti alita addosso, e il fiato gli puzza terribilmente di tubo di scarico e combustibili vari.
e poi non accade niente. c'è un sacco di silenzio, solitudini diffuse, leggere, l'ombra e la luce di un futuro che chissà? e poi la voglia di fare fare fare che non manca mai.

mi sono stufato di stare in rete, davvero. è un posto così scialbo.
vado a fare la spesa.



postato da fabiochiusi | 11:39 | commenti (3)


venerdì, settembre 03, 2004
 

 

 

ieri sera mi è finito il credito sul cellulare, e pure il bonus è andato a farsi benedire. così ho pensato "vabbè, mi faccio una ricarica da 5 euro". che male c'è? ve lo dico io che male c'è.
insomma funziona così: sono davanti alla polse quando la telefonata con chiara mi si interrompe causa "credito-esaurito". io dico: a due passi c'è un giornalaio-tabacchino che vende ricariche, ne approfitto!, e mi dirigo verso il suddetto. arrivo, compro una ricarica da 5 (sono povero in canna e lo sarò sempre più, dannazione! se per comperare le cose bastassero le idee...) e la metto nel portafogli dicendomi che ricaricherò con calma dopo cena. ma sto mentendo: dieci minuti dopo sono lì indaffarato a grattare la pellicola che copre "il-codice-di-sedici-cifre-grazie" con una monetina da venti centesimi. come sempre, tutta la pellicola grattata resta appiccicata ai numeri sottostanti, e quando fai per toglierli con la mano ti restano briciole colorate simil-brillantino sulle dita che non avranno intenzione di sparire se non parecchie ore dopo. faccio il 4916, aspetto che la voce idiota del cane di tequila e bonetti mi dica le sue stronzate, poi faccio quello che si deve fare per compiere una ricarica. scrivo le sedici cifre. la voce automatica le ripete con la solita lentezza snervante. intorno a me, tutto il chiocciare della polse, ma mi pare di aver capito che sono le cifre esatte. "siamo spiacenti, ma l'operazione da lei richiesta non è stata eseguita. la sua carta non è abilitata. per maggiori informazioni chiami il 119". click. io e il mio telefono rimaniamo come cetrioli tagliati di fresco e lasciati sul tagliere. mi dico "sarà stata la confusione. provo dopocena". e questa volta resisto. ceno. poi rifaccio il numero. voce meccanica. numeri. ripetizione. niente da fare. operazione non eseguita. mi decido a chiamare il 119. driiin. attesa. musichetta d'intrattenimento. driiin. risponde una voce maschile.
- in cosa posso esserle utile?
- ho comperato una ricarica.... bla bla bla e mi dice non abilitata
- mi dà il suo numero di telefono?
-
-a chi è intestato il cellulare?
-
-dove abita?
-
-mi può dare il suo codice fiscale?
-...
-...
- scusi ma per ricaricare un telefono lei ha bisogno del mio CODICE FISCALE?
- ah, beh. no. se è lei il proprietario...
-...
e insomma viene fuori che ho comperato una delle uniche 25 schede prepagate che "per motivi di sicurezza" (giuro, dice così) sono inattive e devono essere abilitate dal rivenditore finale. io gli dico che sono in viaggio e non ho modo di ritornare dal rivenditore. "non è che potete attivarmela voi?". "no, noi non ne abbiamo la facoltà". click.
il giorno dopo, cioè oggi, mi dirigo sornione verso il mio rivenditore. entro e c'è una bellissima ragazza.
- salve, ho comperato qui ieri una ricarica da 5 euro TIM e...
etc etc etc
...
...
ma lei non ne sa niente. e ovviamente non può attivarmi la scheda (come potrebbe? le schede le fa la TIM non LEI!!!). allora decide di chiamare il 119.
tuuu tuuu... (voce di tequila)... click. cade la linea.
riprovo io. tuuuu tuuu (voce di tequila) ... tuuu "salve sono ....". mi chiede codice fiscale, numero di cellulare, data di nascita etc. etc. e poi cade la linea.
richiamo. (nel frattempo sono passati venti minuti e la tipa si sta incazzando a morte perchè ha altre dieci schede potenzialmente fallate e non sa che fare.) tuuu ttuu (cane rosso napoletano) tuuu
e questa volta risponde un maschio. gli dico come stanno le cose. la sua versione è che il fornitore da cui la mia bellissima rivenditrice ha comperato le schede si è dimenticato di attivarle e quindi solo la rivenditrice può contattare il fornitore e farsi attivare la scheda, che loro alla TIM non possono fare nulla e io devo solo rivolgermi a lei "o aspettare che qualcun altro di un ipotetico paese abbia lo stesso problema e chieda l'attivazione di tutte le schede non attivate" (???).
la tipa mi strappa il telefono di mano e in mezzo al negozio inizia a strillare come un'ossessa (no, non la sto immaginando tra le lenzuola, se è questo che credete) e a inveire contro la TIM, l'ignoranza e l'inefficienza di tutto questo cazzo di servizio telefonico.
click.
poi chiama il fornitore. fa per lasciarle il numero della scheda ma il fornitore le dice "la richiamo io, che non ho una penna sotto mano". click. lei ha il collo come un tubero pronto al decollo.
dopo un altro quarto d'ora il fornitore richiama. e questa volta ha una penna. lei gli dà il numero della ricaricard, sempre imprecando. lui dice "tra un'ora gliela attivo".
click.
quando me ne vado lei è tutta un sorriso.
questo alle tredici.
adesso, ore 14.28, riprovo a caricare i miei 5 cazzo di euro. ma per il momento sono ancora senza credito.
muori, telecom italia, muori.




































postato da fabiochiusi | 14:28 | commenti (5)


giovedì, settembre 02, 2004
 
oggi abbiamo finito di registrare il nostro disco/ep. è bello e sconvolgente sentirlo uscire dalle casse dello stereo dopo avercelo avuto in mente per un sacco di tempo. mi piace: è rabbioso, sincero, essenziale. e poi up to the noon racchiude ancora tutta la morte e la dolcezza di allora, quando fu scritta in una rabbiosa, infinita sera di copenhagen dopo un litigio con chiara al telefono. è un piccolo miracolo, ed è giusto celebrarlo. diciannove minuti scarsi in cui riversarsi completamente.
postato da fabiochiusi | 17:35 | commenti (1)
 
sto incominciando a pensare che david foster wallace sia uno degli autori più sopravvalutati degli ultimi tempi. non riesco ancora bene a capire cosa è che mi faccia storcere il naso in modo talmente plateale, ma tant'è: giungerò a una formulazione estensiva quanto prima. quello che so è che per leggere le centotrenta pagine di Una cosa divertente che non farò mai più ci sto mettendo una settimana, e non mi ha mai fatto ridere quanto una cosa che dovrebbe essere, dal titolo, "divertente". il sistema dei rimandi con nota a piè di pagina, rubato alla saggistica e che fa tanto postmoderno, mi fa semplicemente ribrezzo: si perde il filo della narrazione, gli interventi sono la maggior parte delle volte completamente inutili (tra l'altro potevano stare tra parentesi, come se io al posto di questo intervento tra parentesi avessi fatto una nota di rimando chissà dove), spesso si protraggono per pagine intere creando sottonarrazioni che fanno molto fine anni novanta, ma di cui sinceramente non sentivamo alcun bisogno.e poi la scrittura non è così brillante (che sia colpa anche di un traduttore che non capisce che il long island ice tea è un drink paurosamente forte e lo traduce con "un tè freddo long island"?), quello che dice non è così oltraggiosamente originale o simpatico, il suo senso del ritmo narrativo è a dir poco fetente.
è solo un primo abbozzo di una critica molto più estesa, che prima o poi giungerà. e poi, sinceramente, credo che l'allievo abbia superato il maestro. se proprio dovete leggere uno di quegli autori "cool" postmoderni, allora leggetevi dave eggers: almeno tutto quanto strappa lacrime e risa, dalle sue parti. o rimanete sui classici: de lillo, ad esempio, che è un autore di tutt'altra caratura.
e basta alle scemenze.

postato da fabiochiusi | 09:49 | commenti (4)


mercoledì, settembre 01, 2004
 

 

in queste sere in cui la casa è vuota e io non ho voce e gli amici vanno a dormire presto ho visto un sacco di televisione seminotturna. televendite, interviste improbabili, pornosoft da esportazione, etc etc. ma il programma che preferisco è the club. va in onda su rete A all music dopo la mezzanotte e dura una ventina di minuti. in cosa consiste? in una specie di mail box visuale in cui dei cretini cercano altri cretini. ogni cretino ha il proprio numero, per venire contattato da altri cretini. funziona così: parte una base in similmidi o la storpiatura di un pezzo da discoteca in voga, si vede il/la cretino/a di turno ballare stupidamente (e goffamente) in una orribile balera d'altri tempi; poi il tipo che dà la voce alle interviste doppie de "le iene" attacca a fare domande idiote al malcapitato (del tipo: nome, da dove vieni, quanto è importante l'amore nella tua vita, single o fidanzata, come sarà l'uomo della tua vita, credi al colpo di fulmine, credi nel principe azzurro, etc etc) che risponde, giustamente, da cretino. e poi via, altro giro altro cretino. e ogni cretino è pieno di sè al punto da non rendersi conto da quanto appare cretino. un programma meravigliosamente fuori dal tempo, che avrebbe avuto un bagliore di senso se fosse stato mandato in onda nel novantaquattro.
(domanda: definisciti con tre parole. risposta: micidiale, divertente e...bello, in generale)
mi chiedo: questa gente è un sottoprodotto della stupidità e della mediocrità oppure (andresti mai ad un appuntamento al buio? no! e perchè? beh, perchè è al buio) anche da stimoli idioti può venire di meglio e dunque è solo colpa dello stupido? boh. io li devo ringraziare: senza di loro le mie sere sarebbero più tristi.



postato da fabiochiusi | 00:40 | commenti (8)