| aria delle notti senza vento | ||||
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venerdì, aprile 28, 2006 Quando ti nascondo io perdo me stesso./
Quando l’aria mi respira alle spalle/
e tu sorridi nelle cardinalità gelide/
siamo il metro che separa l’eternità/
dalla pace. Forse non è di questo tempo/
attraversare le prove di fuoco/
con la certezza: forse torneremo senza/
esperienza di questo dolore,/
senza che ci abbia insegnato niente.//
Quando imparo a fingere sono me stesso/
senza la grandezza dei polsi/
che battono l’ignoranza sul/
vetro e la sala da ballo e le camere/
scure dei teatri,/
quando volevo piangere/
dietro un muro invisibile, quando/
ti cerco perché sei la forma del mondo/
e mi acceco con le nudità/
vuote/
che fanno i corpi quando scintillano/
per non morire.
Non trovi che brucino invano le immagini/
ed il corpo che sorride? Io da giorni/
guardo lo stesso paese: un miracolo che non accade/
sopra macerie di guerra. Accendo una tortura da nulla/
e torno a credere negli sconsiderati anni/
della dannazione: ma cerco la salvezza/
e niente mi dà pace. Ora/
che ho sorriso sapendoti lontana/
solo perché avevo scelto di finire davvero/
ho veduto l’insensatezza negli occhi/
e mi sono detto che dovevi andartene/
come si allontana uno spavento/
a notte fonda, come si addormenta un/
fanciullo io volevo addormentarmi/
per sempre.//
Ma ho scelto di avere nel pugno/
il mio sangue/
e ho veduto l’insonnia e i campi di sterminio/
sopra un corpo nudo/
e mi sono versato l’acqua sul capo/
chiudendo le palpebre/
in un carcere/
sono tornato al caos.
mercoledì, aprile 12, 2006 Mi condanno a guardarti al fondo,/
sedere sui tuoi peccati, come un vigliacco/
aspettare la luce/
i varchi delle tue mani/
sopra il cielo che si rovescia/
in fuoco se non ci sei, la mano/
che si rovescia in fiamme/
perché non ci sei. Torneranno/
i tempi delle lunghe notti/
in cui si aspetta d’impazzire, tu/
non verrai a comprendere tutto, non/
saremo mai spiegazioni celesti.
postato da fabiochiusi |
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Non avevi ragione d’ordinarmi: resta qui/
a lacerare i tessuti dove abbiamo riposto/
il corpo, seppellito i sogni/
inscenato i corsi mortali /
dell’evitarsi. Non era più giovane/
quel tuo collo/
lago di preghiere, tu non lo volevi/
un colpo di spalle/
che colorasse i sobborghi./
Volevi moderti, ma senza/
il pericolo.//
Non sarò io a celebrare l’arco della pace.
sabato, aprile 08, 2006 Scomporre gli anni sulle note in fuga/
nella campestre dei giorni aggrediti da/
farfalle in volo che posano le notti/
sui volti e le coincidenze degli amati,/
questi congruenti concilianti sguardi/
cittadini che ti avranno in possesso/
quanto il bacio insensato delle/
nostre fatiche. Continuerà lo spessore lieve/
del tramonto, combineremo ancora/
il caos con la ferita/
e in tutto il gorgo scenderemo a guardarci/
svanire nel buio in corsa, tenendoti/
la mano spegnerai le speranze/
cambierà di sopravvento il cancello/
grigio/
nell’ingresso di tutte le storie/
che vanno a finire nello sciame/
dei tempi.
Non è mai abbastanza: un altro giorno/
in cui la vanga perlustra la terra/
e non trova la fine. Ma cieco e insensibile/
abbatto il colpo, la ruota torna nel suo posto/
e la macchina avanza: un altro cielo/
profuma di te. A deviare così lo scavo/
vorrei poterne stringere un angolo nelle tasche,/
qualche grano di terra/
da tenere ignoto tra i pensieri per domani./
Invece so tutto di noi, conosco la coda del senso/
e il cammino/
ho capito dove interromperlo.//
Ci sono giorni in cui rivedo tutti i corpi del mondo/
e le mani sfiorano una pelle infinita/
simile a te. È questa la mia guerra:/
ucciderti e assieme/
non perdere il tatto.
mercoledì, aprile 05, 2006 Allinearsi, attoniti, alla cecità dei raggi d’aprile,/
vedere il tuo monito che cade e ogni parola/
che cade, e chiamare ogni nome, e lanciare ogni/
moneta: non serve a vincere la morsa,/
il gelo è un sorriso nelle vene/
incosciente. /
Se s’illuminerà l’angolo insperato/
non sarà per te, verranno altre forme/
a creare l’equlibrio, i teoremi /
di cui è geloso il termine di queste stagioni/
senza stabilità. Anche io imparo a conoscere lati/
e condizioni: pareti su cui arrampicare,/
suoni in cui nascondermi. Ci sono luoghi/
troppo piccoli, stanze in cui /
mi basta lo spazio di un diffamatore./
Per questi prossimi mesi /
mi nutrirò delle albe gelide, vivrò/
assiderato.
sabato, aprile 01, 2006 Quando avrai raggiunto l’enormità del tuo peso/
gli occhi avrai distolto dal mare vuoto/
che ti attraversa: saranno lame o satelliti/
le tue parole, lo sono già state, lo saranno/
per sempre/
ma nel divorarsi avranno raggiunto lo scopo,/
diventare leggerezza, assenza di tutto,/
vanità eterna. Forse era il brivido a marcare i giorni/
o forse l’avevi perso, forse mancava lo scatto/
della serratura per chiuderci/
nelle parti avverse del muro. Forse/
un momento di fede avrebbe dissolto le pareti:/
l’ho guardato per settimane/
ma non ci ho visto che confini.//
Quando avremo raggiunto la frontiera/
non dimenticare il viso /
che ti ha cercata, nella luce e nei/
tasti d’ombra, in ginocchio nella sete/
o con le labbra che affogano: /
ti mando un messaggio da questo mondo/
assurdo, che si contraddice,//
e in cui vorrei non tornassi mai.
postato da fabiochiusi |
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