aria delle notti senza vento


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un dolce, lievissimo pugno nello stomaco prima di chiudere gli occhi e cadere.

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venerdì, aprile 28, 2006
 
Quando ti nascondo io perdo me stesso./ Quando l’aria mi respira alle spalle/ e tu sorridi nelle cardinalità gelide/ siamo il metro che separa l’eternità/ dalla pace. Forse non è di questo tempo/ attraversare le prove di fuoco/ con la certezza: forse torneremo senza/ esperienza di questo dolore,/ senza che ci abbia insegnato niente.// Quando imparo a fingere sono me stesso/ senza la grandezza dei polsi/ che battono l’ignoranza sul/ vetro e la sala da ballo e le camere/ scure dei teatri,/ quando volevo piangere/ dietro un muro invisibile, quando/ ti cerco perché sei la forma del mondo/ e mi acceco con le nudità/ vuote/ che fanno i corpi quando scintillano/ per non morire.
postato da fabiochiusi | 20:00 | commenti
 
Non trovi che brucino invano le immagini/ ed il corpo che sorride? Io da giorni/ guardo lo stesso paese: un miracolo che non accade/ sopra macerie di guerra. Accendo una tortura da nulla/ e torno a credere negli sconsiderati anni/ della dannazione: ma cerco la salvezza/ e niente mi dà pace. Ora/ che ho sorriso sapendoti lontana/ solo perché avevo scelto di finire davvero/ ho veduto l’insensatezza negli occhi/ e mi sono detto che dovevi andartene/ come si allontana uno spavento/ a notte fonda, come si addormenta un/ fanciullo io volevo addormentarmi/ per sempre.// Ma ho scelto di avere nel pugno/ il mio sangue/ e ho veduto l’insonnia e i campi di sterminio/ sopra un corpo nudo/ e mi sono versato l’acqua sul capo/ chiudendo le palpebre/ in un carcere/ sono tornato al caos.
postato da fabiochiusi | 19:54 | commenti


mercoledì, aprile 12, 2006
 
Mi condanno a guardarti al fondo,/ sedere sui tuoi peccati, come un vigliacco/ aspettare la luce/ i varchi delle tue mani/ sopra il cielo che si rovescia/ in fuoco se non ci sei, la mano/ che si rovescia in fiamme/ perché non ci sei. Torneranno/ i tempi delle lunghe notti/ in cui si aspetta d’impazzire, tu/ non verrai a comprendere tutto, non/ saremo mai spiegazioni celesti.
postato da fabiochiusi | 15:50 | commenti (2)
 
Non avevi ragione d’ordinarmi: resta qui/ a lacerare i tessuti dove abbiamo riposto/ il corpo, seppellito i sogni/ inscenato i corsi mortali / dell’evitarsi. Non era più giovane/ quel tuo collo/ lago di preghiere, tu non lo volevi/ un colpo di spalle/ che colorasse i sobborghi./ Volevi moderti, ma senza/ il pericolo.// Non sarò io a celebrare l’arco della pace.
postato da fabiochiusi | 15:44 | commenti


sabato, aprile 08, 2006
 
Scomporre gli anni sulle note in fuga/ nella campestre dei giorni aggrediti da/ farfalle in volo che posano le notti/ sui volti e le coincidenze degli amati,/ questi congruenti concilianti sguardi/ cittadini che ti avranno in possesso/ quanto il bacio insensato delle/ nostre fatiche. Continuerà lo spessore lieve/ del tramonto, combineremo ancora/ il caos con la ferita/ e in tutto il gorgo scenderemo a guardarci/ svanire nel buio in corsa, tenendoti/ la mano spegnerai le speranze/ cambierà di sopravvento il cancello/ grigio/ nell’ingresso di tutte le storie/ che vanno a finire nello sciame/ dei tempi.
postato da fabiochiusi | 13:56 | commenti
 
Non è mai abbastanza: un altro giorno/ in cui la vanga perlustra la terra/ e non trova la fine. Ma cieco e insensibile/ abbatto il colpo, la ruota torna nel suo posto/ e la macchina avanza: un altro cielo/ profuma di te. A deviare così lo scavo/ vorrei poterne stringere un angolo nelle tasche,/ qualche grano di terra/ da tenere ignoto tra i pensieri per domani./ Invece so tutto di noi, conosco la coda del senso/ e il cammino/ ho capito dove interromperlo.// Ci sono giorni in cui rivedo tutti i corpi del mondo/ e le mani sfiorano una pelle infinita/ simile a te. È questa la mia guerra:/ ucciderti e assieme/ non perdere il tatto.
postato da fabiochiusi | 11:35 | commenti


mercoledì, aprile 05, 2006
 
Allinearsi, attoniti, alla cecità dei raggi d’aprile,/ vedere il tuo monito che cade e ogni parola/ che cade, e chiamare ogni nome, e lanciare ogni/ moneta: non serve a vincere la morsa,/ il gelo è un sorriso nelle vene/ incosciente. / Se s’illuminerà l’angolo insperato/ non sarà per te, verranno altre forme/ a creare l’equlibrio, i teoremi / di cui è geloso il termine di queste stagioni/ senza stabilità. Anche io imparo a conoscere lati/ e condizioni: pareti su cui arrampicare,/ suoni in cui nascondermi. Ci sono luoghi/ troppo piccoli, stanze in cui / mi basta lo spazio di un diffamatore./ Per questi prossimi mesi / mi nutrirò delle albe gelide, vivrò/ assiderato.
postato da fabiochiusi | 13:43 | commenti


sabato, aprile 01, 2006
 
Quando avrai raggiunto l’enormità del tuo peso/ gli occhi avrai distolto dal mare vuoto/ che ti attraversa: saranno lame o satelliti/ le tue parole, lo sono già state, lo saranno/ per sempre/ ma nel divorarsi avranno raggiunto lo scopo,/ diventare leggerezza, assenza di tutto,/ vanità eterna. Forse era il brivido a marcare i giorni/ o forse l’avevi perso, forse mancava lo scatto/ della serratura per chiuderci/ nelle parti avverse del muro. Forse/ un momento di fede avrebbe dissolto le pareti:/ l’ho guardato per settimane/ ma non ci ho visto che confini.// Quando avremo raggiunto la frontiera/ non dimenticare il viso / che ti ha cercata, nella luce e nei/ tasti d’ombra, in ginocchio nella sete/ o con le labbra che affogano: / ti mando un messaggio da questo mondo/ assurdo, che si contraddice,// e in cui vorrei non tornassi mai.
postato da fabiochiusi | 13:48 | commenti (3)