| aria delle notti senza vento | ||||
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giovedì, giugno 29, 2006 Perché ogni era coincide col paradiso/
io ti tengo nel tempo del definito e dell’afferrabile,/
nei campi di specchi sulle rive/
che ho gettato per contenerti. Perché ogni/
ora tu sei il confine ed il coltello/
sei la forma di ogni tocco./
Prendo questo libro dalla genesi/
e tu viaggi nelle molecole con la storia/
intera delle generazioni e coi/
bersagli falliti e le considerazioni raggiunte./
Perché ho guardato indietro, perché/
ho dovuto vedere gli specchi/
riflettermi sempre nella partenza/
questo male non passa.
postato da fabiochiusi |
16:22 | commenti (3)
Chi maledice con le labbra unite/
e giunge alla fame, chi saluta l’impossibile con le ali spiegate/
e s’arrende alla sete, chi ha la fretta d’impossessarsi/
di una dimora lontana, rimpiazzare gli oggetti sulla credenza,/
scegliere un colore nuovo per il soffitto se l’ombra del quadro/
non dipinge il volto di azzurro./
Chi ha lasciato tutte le case che ha abitato manca/
della forza di guardare la notte nel viso. Poi/
l’arrembaggio e la rivoluzione di chi, remotamente, scioccamente/
arranca per un posto all’ingresso, la porta sbarrata/
le mani che tremano nella penombra. Ed ora toccami/
come ha fatto la notte elementare, il primo compito della notte/
è aprirti alla grazia, rispondere a chi in un sussurro/
viene alla tua porta.
postato da fabiochiusi |
15:26 | commenti (2)
giovedì, giugno 15, 2006 Raccogliti presso di me, con le spalle immerse/
nella serenità dei riflessi: gli strumenti/
saranno il tuo vizio/
di confondermi e il peccato, se la preghiera/
è per un concorso di attimi/
in cui tutto desiderare. Vorrei tu restassi/
tra le maglie di una quiete attonita, uno stupore/
di marmo per conforto, un sorriso/
giocato appena nell’insensatezza: questa/
debolezza ci separa, amore,/
non vedi le carte/
distese nella volta notturna, non le vedi/
confondersi ai bagni di luce//
sono le bandiere di una follia, le/
generazioni della fede/
indomabile negli atti dei crisantemi,/
un fiorire che abbraccia. Ma c’è un tempo/
per le diminuzioni/
che attraversa il fuoco del ciclone/
e contagia le periferie, brucia/
le onde passate//
è questo fondo che osservo/
nella purezza e nel candore, a questa/
catena porto respiro/
in questa fine si annida il tramonto.
postato da fabiochiusi |
20:24 | commenti (1)
mercoledì, giugno 14, 2006
È in quella fase del moto in cui viene il dissenso,/
non passi mai l’attimo in cui a sera/
può decidere di sé, che sempre assomigli a una sfera/
cadente, a un tempo reciso. Non cammini così,/
sotto l’intimo delle strade/
striscia l’amore, non lo vede se guarda per sempre/
i confini. Ha ancora sette otto anni/
prima di annegare in uno sguardo: impareremo/
ad aspettare come si attende una vana speranza./
Quando sconvolto di febbri perderà le sue sfide/
sceglierà di seguire nel solco/
le orme dei cani: non vivrà/
per sempre in rivolta. E quando avrà imparato a cadere/
rimpiangerà i giorni delle albe apparenti,/
i biglietti per la fine.
postato da fabiochiusi |
21:15 | commenti (1)
Lo stesso ammonimento: una persona conosce/
le creste argentate del mare che inizia/
e nell’incanto la avvicino, le dedico acuti/
che mi costano una vicenda amara/
e tre mesi di terre che bruciano,/
le imprimo il gioco dell’armonia/
nella cassa toracica; suoniamo così/
per anni che sembrano andarsene sopra un/
muro di suono. Mi perdo nell’eco/
del cielo, viaggio stancamente/
tra lei e lei; mi arrendo quando vedo/
la terra dai finestrini, una terra straniera/
il cui nome non è concepibile. Rimango/
con le lettere nella tasca, gli alfabeti nuovi/
tremano nel pomeriggio assolato/
ma le parole non escono. Visto da qui/
sembra il profilo di un gigante/
il tempo che ci attende.
postato da fabiochiusi |
00:41 | commenti (2)
lunedì, giugno 12, 2006
Ed ora di sole corone vorrei abbracciarti/
di sole corolle dorate, di sole serve annoiate/
vorrei fosse fatto il tuo giorno. Di sole stanze/
nere che abiti e poi saluti come/
partendo per le armi da fuoco, questo l’olio/
denso della partenza, il corpo nell’approdo finale/
è uno stormo che si allontana/
sui tornanti del cielo bruno, una schiena/
che ti sorregge. Questo sono le montagne/
il prezzo del perdono e della bellezza/
quando tutte le corone ed i salmi non bastano/
a dire la tua grandezza.
postato da fabiochiusi |
10:11 | commenti (1)
mercoledì, giugno 07, 2006 Devi fondere qualche barriera, sconfinare oltre/
i mari sopravvissuti e librare/
nell’aria un addio, cantandoti le ferite/
creando allo specchio/
i riflessi di un vulcano addormentato nelle ere/
per colpa del tuo volto./
Posso nominare tutto il popolo del fondo/
io che l’ho veduto cadere dal tuo polso/
come una statua dopo l’ottobre/
di piazza, come un amore caduto/
nella rivoluzione di marzo./
Volevo portarti nell’arma del tempo/
che non ha confini/
e parlarti dei vagiti e del colore/
acceso che fanno gli altari quando cadono.
postato da fabiochiusi |
22:18 | commenti (1)
lunedì, giugno 05, 2006
Ti porterò a Gerico, in qualche posto sacro/
nel ventre delle barche dove il mare ha cercato/
la salvezza, nel cuore dei leoni che hanno/
veduto il sole morire all’infinito, nel dolore/
delle sorelle ingannate dalla luce…/
Alla finestra scorre la processione/
di chi ha ingannato il buio, quale/
desiderio, quale angoscia ti impone il loro passo/
quale intemperia del tempo, quale sasso/
ha corroso la tua storia di piuma?//
Dal collo del monte ti porterò dove/
saranno le regine a dormire ai tuoi piedi,/
non questa vacuità che ti attanaglia.
giovedì, giugno 01, 2006
Era il segno d’uscita, il carro spalancato del cielo/
in un fango elementare; mi portava ovunque/
il suo manuale di eroi. Narrava il porto ultimo/
dai tremendi confini/
che faceva la tua bocca: per giungere a me, diceva/
devi scioglierti nel tempo amaro/
di una vana ricerca, tornare con le mani/
colme di desiderio/
e lasciarlo per sempre nelle mie acque./
Forse parlava delle tue forme senza confine/
con la bocca piena del salso/
di un’era passata; parlava forse delle immagini/
concilianti del mattino. Le nostre rotte/
cadevano lente da quelle braccia immense.
postato da fabiochiusi |
18:03 | commenti (2)
A questo serve la contemplazione, il tramonto/
che soppesa il passato, la memoria di chi passa/
urlando al bordo del sipario,/
i giorni dell’impossibile che accade:/
la bellezza è il riposo degli inquieti, un corso differente/
per i fiumi della morte. Una serena speranza./
Il corpo infranto dall’avvenire./
Ti ho chiesto qualche minuto di intimità/
o semplicemente che qualcosa/
rompa l’attesa, questa cornice/
non verrà in mio aiuto, l’ombra si vince/
con gli occhi spenti.
postato da fabiochiusi |
17:15 | commenti (1)
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